| L`ISTERISMO INFANTILE DI FEDERGIOCO | 26/10/2009 |
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L`introduzione delle Vlt - i nuovi terminali di gioco elettronico, la cui fase di sperimentazione terminerà a fine anno - sta scatenando una vera psicosi tra gli addetti ai lavori. A iniziare dai casinò (non solo italiani), preoccupati per la diretta concorrenza di tali apparecchi con le slot tradizionali. Il timore di una perdita ulteriore di fette di mercato è forte, vista la capacità di diffusione e di prestazione del prodotto. E le reazioni appaiono sovente scomposte, per non dire isteriche. Il presidente del casinò di Sanremo, Donato Di Ponziano (nella foto) - che negli ultimi tempi sembra vestire i panni del leader in Federgioco - ha chiamato a raccolta gli "stati generali del comparto" per proporre una "fascia protetta" intorno ai casinò. Si parla di un divieto di installare vlt nel raggio di un centinaio di chilometri dalle case da gioco, se non addirittura di proibirle nelle regioni che ospitano i tavoli verdi. Ma perfino in Federgioco qualcuno giudica tale misura eccessivamente pretenziosa. A perorare la causa delle maison saranno i soliti "interlocutori istituzionali", in particolare i parlamentari locali, già allertati con codice rosso. L`appello è stato prontamente condiviso dagli azionisti di riferimento (gli enti pubblici) e dalle
rappresentanze sindacali che, della proprietà, quando si rappresentano scenari o progettualità di lungo periodo, sono più il corollario che la controparte. Contemporaneamente sono allo studio non meglio precisate "strategie imprenditoriali", dirette a costituire partnership con concessionari di stato per concorrere, il prossimo 30 aprile, all`assegnazione di ulteriori licenze Vlt. «Le preoccupazioni sono reali - ha dichiarato Di Ponziano - e cercheremo
di creare un fronte comune con tutti i soggetti penalizzati dalla
nuova situazione. Per il 5 novembre stiamo organizzando gli stati
generali di tutte le componenti interessate dal fenomeno Vlt per rappresentare in maniera corale il nostro disagio e mettere in campo
azioni concrete a difesa della sopravvivenza delle aziende municipali. Non
possiamo rimanere passivi difronte a un cambiamento del mercato del
gioco che per noi comporterà conseguenze epocali». Dello stesso tenore i commenti dei sindacati, preoccupati per i livelli occupazionali già oggi seriamente pregiudicati, e degli amministratori pubblici, che vedono assottigliarsi ogni anno che passa i rispettivi bilanci. Difronte alle preoccupazioni e ai disagi degli ex monopolisti, sorge spontanea una domanda: possibile che "imprese" di tal fatta, con know-how secolare, esperienza, grandi mezzi e prodotti competitivi non sanno fare altro, per fronteggiare la concorrenza, che frignire come un bambino a cui è stato rubato il giocattolo?
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Gianfranco Bonanno
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