| BASTA CON GLI EMENDAMENTI SUI NUOVI CASINO`. COSI` SI BANALIZZA LA QUESTIONE | 02/12/2009 |
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Trattando questo sito di un`informazione specializzata, è senz`altro doveroso riferire ogni fatto utile alla comprensione del complesso e (poco) dibattuto mondo dei casinò. Ma dobbiamo confessare un certo imbarazzo - e sicura noia - nel riportare notizie che ormai non fanno più notizia neppure per noi che ce ne occupiamo per mestiere. Mi riferisco ai soliti emendamenti sui nuovi casinò, puntualmente presentati a ogni Finanziaria e puntualmente respinti al mittente. Senza, peraltro, che ciò provochi una benché minima ripercussione sul piano politico. Non che l`argomento abbia portata tale da turbare il sonno alla nostra immarcescibile compagine parlamentare, ma il piglio con cui l`Mpa si ostina a produrre inutili montagne di carta sulla materia fa dubitare della reale intenzione degli autonomisti di portare a conclusione la loro "missione". Che rischia di rimanere appunto sulla carta, nonostante la grinta del loro leader Raffaele Lombardo. Ieri in Commissione Bilancio alla Camera, nella pioggia di emendamenti presentati dai vari schieramenti sulle più disparate questioni (tutto, in fin dei conti, ha rilevanza economica...), non poteva mancare il solito riferimento all`apertura del casinò di Taormina e nelle regioni meridionali. Alla dichiarazione di inammissibilità dell`emendamento, il gruppo di firmatari guidato da Roberto Commercio ha presentato ricorso, immancabilmente respinto oggi pomeriggio. Speriamo che non venga ripresentato in aula, altrimenti saremo costretti a sorbirci la solita bocciatura, magari condita di qualche strale alla "senatore di Lauro", che solleverà le solite (ipocrite) motivazioni etiche e l`onnipresente "pericolo criminalità", della cui devastante portata ci si accorge solo quando si parla di case da gioco. La domanda, a questo punto, è lecita (oltre che fortemente evocativa): a che gioco giochiamo? Possibile che non si capisca che se davvero ci fosse la volontà del Parlamento di legiferare in materia, si incomincerebbe a porre mano alle ventitré proposte che giacciono - intonse - nelle rispettive commissioni di Camera e Senato? (Nè regge la tesi secondo cui è più opportuno veicolare la discussione su una materia così controversa in "modo indiretto" piuttosto che "esplicita"). Possibile che non si comprendano i reali interessi delle parti in causa, a iniziare da quelli dei dicasteri di Economia e Interni? E che si trascuri di considerare le posizioni di assoluta contrarietà da parte dei "soliti noti" (ma anche degli ignoti)? D`accordo che si debba insistere nel proporre la questione. Ma che lo si faccia nelle forme e con i mezzi più utili alla causa, magari previa consultazione con enti, associazioni e persone che in materia hanno accumulato lustri di esperienza. Altrimenti il risultato sicuro è che a furia di bocciature, l`argomento, già di per sé non vitale per la sopravvivenza umana, rischia di essere così banalizzato che non se ne vedrà più il senso.
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Gianfranco Bonanno
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