| MICHELA BRAMBILLA E I 40 LADRONI | 03/02/2010 |
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Tanto tuonò che piovve. E qualcuno, come l`Espresso, è scivolato sul bagnato. Nel numero in edicola oggi, il settimanale romano dedica un ampio servizio al fantomatico disegno di legge sui nuovi casinò targati Brambilla, dando praticamente per avvenuto ciò che ancora è in nuce. Di più: pubblica addirittura la bozza del provvedimento, dimenticando che il testo è stato riformulato almeno tre volte in cinque mesi, da quando cioè l`"intemerata" del titolare del Turismo è assurta agli onori della cronaca. Evoluzioni che hanno scoraggiato tanto i giornalisti, stanchi di annunciare scoop inesistenti, quanto gli addetti ai lavori, i quali, messe da parte le iniziali preoccupazioni di vedersi accerchiati da centinaia di hotel-casinò, hanno preferito recitare la parte con gli attori protagonisti: ministeri dell`Interno e dell`Economia. Specialmente con il primo, che ha voce condizionante in questa faccenda. E si sa che il Viminale ha più di una perplessità su siffatto impianto normativo.
Sia chiaro: un merito la Brambilla ce l`ha. E anche grande: quello di aver acceso i riflettori su un tema scomodo (per molti) epperciò da sempre ipocritamente trascurato, sfidando l`impopolarità e gli inevitabili strali dei soliti bacchettoni e imprimendo velocità a una discussione parlamentare che la Corte Costituzionale raccomanda da quasi trent`anni. In predicato, tuttavia, restano i criteri, molti dei quali obiettivamente pasticciati.
L`articolo 10 del dl sul Turismo prevede, nella fase iniziale, l`apertura di 40 nuove case da gioco, tre per regione, sia negli alberghi a cinque stelle, per favorire la «riqualificazione dell`offerta ricettiva di lusso», sia autorizzando la «riapertura delle case da gioco già operanti». Refuso di stampa? Lapsus? Vogliamo sperare che si tratti della "riapertura dei casinò chiusi d`autorità in passato", operanti in quelle località turistiche che da mezzo secolo combattono per vedersi riconosciuto un diritto inopitamente negato.
Le nuove case da gioco, la cui ubicazione sarà decisa dai Consigli regionali, «saranno gestite da
società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà
appartenere al Comune in cui è ubicata la struttura». Quest`ultimo, «ovvero altro ente locale» (...?), sarà socio maggioritario del casinò mentre la gestione dell`attività sarà affidata «a soggetti concessionari». Se si considera che il prelievo erariale - dal 30 al 40%, di cui 4/5 al Comune - sarà applicato al ricavo lordo dei giochi, quale sarà l`appeal per il gestore privato, socio di minoranza? A meno che i soggetti concessionari non abbiano "interessi incrociati" con l`azionista di maggioranza, o chi per esso...
Un nota di carattere tecnico, per chiudere. Tra i giochi autorizzati figurano roulette, blackjack, chemin de fer e baccarat. Di questi quattro, l`ultimo non si gioca più da nessuna parte del mondo e un altro, lo chemin, solo in Italia (ma è un gioco molto problematico da gestire con strutture come quelle ipotizzate negli hotel). Manca l`unico gioco sul quale tutti i casinò del globo stanno puntando: il poker.
La bozza dell`art.10 del dl, pubblicata sull`Espresso, è disponibile in calce all`articolo.
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Gianfranco Bonanno
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