COMUNICATO STAMPA N. 45

NUOVE CASE DA GIOCO, FONDAMENTALE UNA NORMATIVA SERIA

Le parole del Presidente del Senato Renato Schifani circa l’opportunità di aprire nuove case da gioco nelle località oggi sprovviste di tali strutture, costituiscono motivo di soddisfazione per l’Anit – l’associazione dei maggiori Comuni turistici italiani – e premia il suo quarantennale impegno nella difficile battaglia di far approvare dal Parlamento una legge organica sul gioco, la cui esigenza è stata peraltro sottolineata per ben due volte dalla Corte Costituzionale nelle sentenze n. 152 del 6 maggio 1985  e n. 291 del 22 maggio 2001.

L’Anit pertanto, rilevando l’importanza del mutato atteggiamento – così autorevolmente espresso – del Parlamento e delle istituzioni su questa delicata tematica, intende sottoporre all’attenzione del legislatore alcuni aspetti importanti per la corretta formulazione di una normativa in materia di nuovi casinò, capace di inquadrare le varie esigenze e problematiche in uno scenario complessivo e con criteri non estemporanei.

1) Nel 2006 si è avviato un processo di deregolamentazione del settore, con alcuni provvedimenti diretti essenzialmente a perseguire fini erariali senza un’adeguata attenzione agli effetti indesiderati, creando al contempo, attraverso una spropositata e incontrollata offerta del prodotto gioco fonte di grave allarme sociale, i presupposti per lo sviluppo di un comparto produttivo sganciato da reali politiche di intrattenimento.

2) L’esperienza delle attuali quattro case da gioco, maturata in settant’anni di monopolio, non può costituire il solo parametro di riferimento, attesa l’evidente difficoltà del sistema di gestione pubblica a competere nel moderno mercato, caratterizzato da una continua e costante innovazione tecnologica oltre che dalla diversificazione dell’utenza, e a integrare l’attività di gioco con la valorizzazione del territorio e dell’indotto turistico.

3) Quest’ultimo obiettivo, in particolare, non appare perseguibile con l’apertura di tavoli verdi negli hotel di lusso, come ipotizzato dall’on. Michela Vittoria Brambilla.

Noi riteniamo, infatti, che alla base della regolamentazione debbano essere posti principi ispirati non solo al controllo e alla tutela del consumatore, ma anche alla produzione di benefici effettivi per tutta la filiera dell’industria turistica, per le intere comunità dei territori interessati (anche in un’ottica di federalismo fiscale), e per la valorizzazione del prezioso patrimonio architettonico delle località aspiranti che, nel caso dell’Anit, hanno già ospitato in passato rinomate strutture di gioco.

Il Portavoce

Gianfranco Bonanno

Gianfranco Bonanno

COMUNICATO STAMPA N. 44

NECESSARIA UNA PREVISIONE LEGISLATIVA ORGANICA IN MATERIA DI CASINO’

Dopo l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno presentato dai deputati del Movimento per l’Autonomia, Antonio Milo ed altri, in cui si chiede l’apertura di quattro nuove case da gioco in regioni del Sud, L’Anit, nell’esprimere soddisfazione per l’atteggiamento positivo assunto dal governo, fa rilevare la necessità di disciplinare la materia attraverso un provvedimento normativo complessivo, così come indicato dalla Corte Costituzionale nelle due sentenze n. 151 del 1985 e 291 del 2001.

Un intervento, dunque, che ponga fine a un regime di deroghe ed eccezioni che caratterizza il comparto da oltre settant’anni e che, peraltro, risulta assolutamente inadeguato per il governo di un settore che figura tra le prime cinque attività produttive del Paese.

Giusto ed inderogabile affrontare e risolvere la polverizzazione dei luoghi e delle occasioni dove si eroga il gioco legale impedendo, ad esempio, ai minori di accedervi e riconducendo il sistema a sostenibilità e sicurezza. Poche strutture controllate e controllabili in luogo della miriade di punti gioco che caratterizza l’attuale realtà italiana.

Richiamato il contenuto dello studio effettuato sull’intero comparto del gioco in italia, disponibile e scaricabile dal sito dell’Associazione, l’Anit segue con rinnovato interesse la volontà dimostrata dal governo di giungere a una definizione della controversa materia e ribadisce la propria disponibilità a collaborare, come nelle passate legislature, con le Commissioni parlamentari competenti e col Governo.

Il Portavoce

Gianfranco Bonanno

Gianfranco Bonanno

COMUNICATO STAMPA N. 43

PRESENTAZIONE DELLO STUDIO “IL GIOCO PUBBLICO IN ITALIA”
Giovedì 10 Luglio, ore 11 – Hotel Nazionale, piazza Montecitorio – Roma

Si svolgerà giovedì 10 Luglio, con inizio alle ore 11, a Roma presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio, la prevista conferenza stampa dell’Anit durante la quale sarà presentato lo studio “Il Gioco Pubblico in Italia – Dati, Analisi, Proposte”, la prima approfondita inchiesta sullo stato del gioco di sorte nel nostro Paese.

L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività istituzionali dell’Anit ed è volta a sensibilizzare il mondo della politica e dei media sulle contraddizioni e le anomalie di un comparto che – pur figurando tra le prime cinque attività produttive del Paese, con un fatturato di oltre 42 miliardi di euro e un gettito erariale complessivo di quasi 12 miliardi (relazione della Corte dei Conti) – è a tutt’oggi disciplinato attraverso leggi speciali e di urgenza, mancando, caso unico tra i Paesi occidentali, una normativa organica di settore.

Un’anomalia tutta italiana che, soprattutto a seguito della deregolamentazione attuata con il decreto Bersani-Visco del 2006, vede, da un lato, un’offerta di “gioco di stato” iniqua e dai rilevanti costi sociali, con effetti devastanti in particolare sulle fasce più deboli della popolazione; dall’altro, la pervicace riluttanza all’apertura di moderne case da gioco, in grado di soddisfare in modo trasparente e controllato la consistente domanda del mercato.

Una situazione paradossale che la stessa Corte Costituzionale ha censurato per ben due volte con le sentenze n.152/1985 e n.291/2001, sollecitando l’intervento del legislatore “ormai divenuto improrogabile, non essendo più giustificabile un sistema normativo ormai superato e sotto diversi profili incoerente rispetto all`attuale quadro costituzionale”.

All`evento è prevista la partecipazione di larga parte dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici, in particolare di quanti hanno presentato progetti di legge in materia, rappresentanti delle istituzioni di governo e di settore ed esponenti del mondo accademico e della ricerca scientifica.

Gianfranco Bonanno

COMUNICATO STAMPA N. 42

CASINO’ E GIOCO PUBBLICO: UN’ANOMALIA ITALIANA   

In merito alla querelle scaturita a seguito del programma televisivo “Italian Job” trasmesso su La7 domenica 17 febbraio, l’ANIT – l’associazione che raggruppa le località candidate ad ospitare una casa da gioco – intende riaffermare con decisione l’opportunità e l’urgenza di una legge-quadro nel settore del gioco pubblico, che preveda anche l’apertura di nuovi casinò sull’intero territorio nazionale.

L’Associazione ha denunciato in più occasioni la pericolosa deriva che il cosiddetto “gioco responsabile” sta assumendo nel nostro Paese. Un’anomalia tutta italiana che vede, da un lato, il proliferare delle tipologie di gioco più inique e a maggior rischio sociale gestite dallo Stato; dall’altro la pervicace chiusura a ogni richiesta di apertura di moderne case da gioco, che sarebbero in grado di assicurare benefiche ricadute alla comunità locale e nazionale, oltre a essere più idonee a soddisfare in modo trasparente e controllato la consistente domanda del mercato.

Peraltro è da notare come “l’industria del gioco di stato” che con  una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro costituisce la quinta voce dell’economia nazionale, da cui l’erario attinge risorse per più di sette miliardi, è disciplinata attraverso leggi d’urgenza o speciali (Finanziarie) spesso in conflitto con la normativa comunitaria, mancando a oggi una legislazione organica che offra regole certe agli imprenditori del comparto e chiarisca definitivamente lo status quo dei quattro casinò attualmente operanti.

Per ben due volte la Corte Costituzionale è intervenuta sulla materia e in entrambe le occasioni ha evidenziato le gravi “disarmonie” che caratterizzano il settore, affermando nella sentenza n.291 del luglio 2001 come sia “ormai divenuto improrogabile un intervento legislativo, non essendo più giustificabile un sistema normativo ormai superato e sotto diversi profili incoerente rispetto all`attuale quadro costituzionale”.

Prescindendo dunque da ogni disegno politico-affaristico, l’Anit proprio in questi giorni sta predisponendo le più adeguate strategie volte a sensibilizzare media e istituzioni su un tema spesso deliberatamente sottaciuto, al fine di ottenere dal Parlamento il giusto  riconoscimento alle istanze di alcuni Comuni a prevalente vocazione turistica, che attraverso la casa da gioco intendono incrementare e diversificare i flussi turistici, accrescendo i livelli occupazionali e qualificando l’offerta complessiva del leisure.

Il Portavoce

Gianfranco Bonanno

Gianfranco Bonanno

COMUNICATO STAMPA N. 41

L’ANIT DENUNCIA LO SCANDALO DEL GIOCO PUBBLICO

A seguito del servizio di Claudio Gatti pubblicato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore sullo scandalo scommesse, l’Anit – l’associazione dei Comuni interessati all’apertura dei nuovi casinò – intende ribadire con forza la sua denuncia contro le scellerate scelte normative effettuate dal legislatore per disciplinare il ricco settore del gioco pubblico in Italia.

Il malaffare che pervade il comparto è diretta conseguenza di ipocriti e dissennati provvedimenti adottati in dispregio dei più elementari principi di buon senso, che, lungi dal “liberalizzare”, hanno in pratica favorito la diffusione delle tipologie di gioco più dannose e inique: slot e “grattini” su tutti (una slot da bar restituisce al giocatore una percentuale del 75% contro il 95-97% di una da casinò). Forme di “intrattenimento” che hanno letteralmente portato alla deriva i ceti meno abbienti e i soggetti più deboli della popolazione, causando un aumento esponenziale del fenomeno del gioco compulsivo.

Il mercato del cosiddetto “gioco responsabile” si è rivelato uno strumento utile solo per le casse dello Stato – 11 miliardi di euro tra imposte dirette e indirette riscosse dal comparto giochi nei primi undici mesi del 2007 (vedasi l’ultimo bollettino del Dipartimento per le politiche fiscali del MEF) -  e per quelle della criminalità organizzata, che riesce a riciclare i suoi illeciti proventi alla luce del sole e al minor costo possibile, oltre a “fatturare” circa 2,5 miliardi l’anno con il gioco clandestino (dati 2007 Sos Impresa).

Questi i risultati di norme lacunose e cieche, approvate con lo scopo dichiarato di combattere la raccolta abusiva e di tutelare il consumatore mentre, per contro, persiste un ingiustificato diniego all’apertura di nuovi casinò malgrado due sentenze della Corte Costituzionale (del 1985 e del 2001) invitino il Parlamento a legiferare in materia, e nonostante le importanti ricadute sul piano occupazionale, dello sviluppo dell’indotto turistico e della valorizzazione del territorio che dette strutture possono assicurare.

Gianfranco Bonanno