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	<title>ANIT</title>
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	<description>Associazione Nazionale Per l&#039;Incremento Turistico</description>
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		<title>POSTEMOBILE ABBANDONA IL TAVOLO DEL POKER ONLINE</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata la prima azienda ad acquisire le nuove licenze per il gioco on line; ora arriva la notizia &#8211; seppure ufficiosa -  che Poste Mobile, il ramo aziendale con cui Poste Italiane aveva deciso di entrare nel ricco mercato del web gambling (9,5 miliardi il giro d&#8217;affari del comparto nel 2011), rinuncia al business. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/poste1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2491" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/poste1.jpg" alt="" width="350" height="210" /></a></p>
<p>E&#8217; stata la prima azienda ad acquisire le nuove licenze per il gioco on line; ora arriva la notizia &#8211; seppure ufficiosa -  che Poste Mobile, il ramo aziendale con cui Poste Italiane aveva deciso di entrare nel ricco mercato del web gambling (9,5 miliardi il giro d&#8217;affari del comparto nel 2011), rinuncia al business. La decisione &#8211; secondo le indiscrezioni raccolte dall&#8217;agenzia Agicos &#8211; è stata presa personalmente dall&#8217;amministratore delegato della capogruppo, Massimo Sarmi, il quale avrebbe optato per la drastica soluzione anche a seguito dei violenti attacchi mediatici che hanno accompagnato lo sbarco di Poste nel settore del gioco via internet.</p>
<p>Con la licenza, acquistata l’anno scorso al prezzo di 350 mila euro, Poste Mobile, sfruttando il canale della telefonia e della capillarità della rete fisica, sarebbe stata in grado di offrire poker, giochi da casinò e scommesse a una vastissima platea di utenti. Proprio l&#8217;opportunità di sinergie aveva motivato altre aziende estranee al mondo del gaming ma con un brand consolidato &#8211; come Mondadori con la sua Glaming Poker &#8211; a varcare la nuova frontiera dell&#8217;azzardo di Stato.</p>
<p>Tuttavia, mentre gli altri neo-operatori marciavano a vele spiegate verso l&#8217;Eldoardo dei tavoli verdi virtuali, l&#8217;immobilismo di Postemobile colpiva l&#8217;attenzione degli osservatori, perplessi su tale incomprensibile atteggiamento. In particolare sul piano della comunicazione, dove si è sempre preferito mantenere il basso profilo. Non vi è dubbio che per un&#8217;azienda a partecipazione pubblica, nonostante tutte le potenzialità legate all&#8217;offerta multitasking, un&#8217;attività come quella del gioco d&#8217;azzardo appariva come una &#8220;forzatura&#8221; sul piano industriale. Specialmente in tempi di diffuso allarme sociale provocato proprio dalla pervasività dei prodotti di gioco.</p>
<p>Ora per Poste Italiane il problema (ma forse la soluzione è già pronta&#8230;) sarà quello di rivendere la licenza acquistata per cercare di recuperare almeno una parte delle spese sostenute che, secondo un calcolo di massima, dovrebbero ammontare a ben sei milioni di euro. Senza contare gli effetti sul piano occupazionale, visto che la task-force allestita per il funzionamento della piattaforma annovera alcune professionalità di provenienza esterna alle aziende del gruppo.</p>
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		<title>CASO NEW SLOT, MAXI PENALE DI 2,5 MILIARDI AI CONCESSIONARI. SANZIONATI ANCHE I VERTICI AAMS</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La montagna ha partorito. E non si tratta di un topolino, bensì di 2,5 miliardi di euro. A tanto ammonta la penale che i giudici della Corte dei Conti hanno ritenuto di dover comminare ai dieci concessionari &#8220;storici&#8221; del gioco pubblico e a due dirigenti dei Monopoli di Stato, tutti colpevoli di aver causato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/Corte-dei-conti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2475" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/Corte-dei-conti-300x199.jpg" alt="" width="322" height="214" /></a></p>
<p>La montagna ha partorito. E non si tratta di un topolino, bensì di 2,5 miliardi di euro. A tanto ammonta la penale che i giudici della Corte dei Conti hanno ritenuto di dover comminare ai dieci concessionari &#8220;storici&#8221; del gioco pubblico e a due dirigenti dei Monopoli di Stato, tutti colpevoli di aver causato nel periodo 2004-2006 un danno erariale per omesso collegamento degli apparecchi di gioco alla rete telematica dello Stato e per il mancato rispetto di alcuni livelli di servizio nella trasmissione dei dati. La multa più alta, 845 milioni di euro, è stata applicata a carico di Bplus (ex Atlantic), la società di proprietà della famiglia Corallo. Gli altri operatori se la sono invece &#8220;cavata&#8221; con sanzioni che vanno dai 100 milioni di Lottomatica ai 255 milioni di Cogetech. Multati anche l&#8217;ex direttore generale dei Monopoli, Giorgio Tino (4,8 milioni), e Antonio Tagliaferri (2,6 milioni), direttore dei giochi.</p>
<p><strong>La vicenda</strong> &#8211; Tutto inizia nel maggio 2007, quando la Procura regionale presso la Corte dei Conti del Lazio inoltra ai concessionari delle new slot una richiesta di pagamento pari a 98 miliardi di euro quale risarcimento per il “presunto danno erariale” causato dal ritardo dell&#8217;avvio della rete telematica per l&#8217;esercizio del gioco automatico che, in base alla convenzione stipulata nel 2004 tra i Monopoli e le società concessionarie, sarebbe dovuta partire entro lo stesso anno e non nel 2006 come in effetti avvenne. All&#8217;iperbolica cifra di 98 miliardi i magistrati contabili giunsero attraverso il calcolo dell&#8217;omessa applicazione di penali per i due anni di assenza di servizio. Dopo una serie di ricorsi e controricorsi &#8211; durante i quali vengono chiamati in causa praticamente tutti gli organi giurisdizionali, mentre il Parlamento ci metteva una pezza introducendo il principio del forfait fiscale con aliquote più favorevoli ai concessionari &#8211; si arriva a più miti pretese da parte di Aams.<br />
Anche perché, grazie al meccanismo del pagamento forfettario, nel periodo in questione (2004-2006), il gettito erariale prodotto dalle slot è stato addirittura superiore di 787 milioni rispetto alle previsioni formulate dagli esperti del ministero delle Finanze.</p>
<p>Nel settembre 2011, Digit &#8211; l&#8217;ente per la digitalizzazione della pubblica amministrazione &#8211; richiesta di una perizia tecnica da parte della Corte dei Conti, presenta le proprie conclusioni, secondo le quali si affermano le responsabilità non solo dei concessionari, ma anche e soprattutto di Aams e del suo partner tecnologico Sogei, oltre che delle compagnie telefoniche che dovevano fornire i servizi di connettività.  Sulla base di questa perizia, la Procura regionale nell&#8217;udienzaa dle novembre scorso conferma la propria richiesta di 98 miliardi e, in via subordinata, un risarcimento di 2,7 miliardi. Ieri, la sentenza, che in pratica accoglie la seconda opzione del Pm.</p>
<p><strong>Gli effetti</strong> &#8211; Si chiude così il primo capitolo di un classico caso all&#8217;italiana, per la soluzione del quale sarà richiesto uno &#8220;sforzo creativo&#8221; notevole: comporre gli interessi di chi (l&#8217;industria del gioco pubblico) assicura allo Stato oltre nove miliardi di euro l&#8217;anno, e i principi di legalità contenuti in un ordinamento giuridico democratico. Del resto lo stesso Consiglio di Stato, intervenuto sulla questione nel settembre 2010, si pronunciava a favore della fissazione di un tetto massimo alle sanzioni, per evitare che «un&#8217;applicazione delle penali secondo un mero criterio algebrico possa pregiudicare il perseguimento dell&#8217;interesse pubblico alla continuità dell&#8217;espletamento del servizio affidato in concessione» .</p>
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		<title>LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA BOCCIA LE SCOMMESSE ALL&#8217;ITALIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 11:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Clamorosa decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito come la normativa italiana sulle scommesse non sia conforme agli articoli 43 e 49 del Trattato Comunitario. Ne dà notizia da Bruxelles l&#8217;agenzia Agipronews. La sentenza mina pertanto alle basi l&#8217;impalcatura del betting nazionale, con possibili effetti sull&#8217;intero sistema concessorio del gioco pubblico nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/corte-europea-udienza.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2469" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/corte-europea-udienza-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>Clamorosa decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito come la normativa italiana sulle scommesse non sia conforme agli articoli 43 e 49 del Trattato Comunitario. Ne dà notizia da Bruxelles l&#8217;agenzia Agipronews. La sentenza mina pertanto alle basi l&#8217;impalcatura del betting nazionale, con possibili effetti sull&#8217;intero sistema concessorio del gioco pubblico nel nostro Paese. La Corte &#8211; riferisce ancora Agipronews &#8211; ha poi stabilito che è altrettanto illegittimo imporre sanzioni penali a carico dei titolari di agenzie senza concessione collegate a un bookmaker estero, escluso ingiustamente dalle precedenti gare, anche dopo il nuovo bando destinato a rimediare a tale violazione.</p>
<p>La decisione della Corte comunitaria scioglie un nodo che alimenta da anni una serrata battaglia legale tra il bookmaker inglese Stanleybet, che intende operare in Italia anche in assenza di concessioni, e lo Stato italiano. Nel mirino, i centri trasmissione dati (i cosiddetti CTD), ovvero le agenzie che raccolgono le scommesse sul territorio nazionale collegate ai bookmaker esteri. Tutto nasce nel 2006, all&#8217;epoca del bando Bersani per l&#8217;assegnazione di diritti di concessione, al quale Stanleybet intendeva partecipare mantenendo anche la propria rete di centri di trasmissione di scommesse verso l’Inghilterra. I Monopoli di Stato risposero negativamente a tale richiesta, innescando un vero braccio di ferro con il bookmaker, il quale avviò una serie di azioni legali sostendendo l&#8217;incompatibilità di tale divieto con la libertà di stabilimento e circolazione dei servizi garantita dal Trattato Ue. Nel novembre 2009 la terza sezione della Corte di Cassazione rinviò alla Corte di Giustizia europea gli atti di un procedimento penale nei confronti di due titolari di centri trasmissione dati collegati a Stanleybet, rinvio che sospese l’esito di numerosi altri casi sollevati in diversi tribunali italiani.</p>
<p>Oggi, la sentenza della Corte comunitaria, che accoglie le istanze dell&#8217;operatore inglese, mettendo in discussione la validità del bando Bersani in quanto tutela quegli operatori promossi da una gara, quella del 1999, riconosciuta illegittima. Secondo l&#8217;interpretazione della Cassazione, la sentenza «conserva margini di incertezza che non sono stati risolti dalle pronunce precedenti della Corte comunitaria», in quanto nel nostro ordinamento «esiste un generale indirizzo di tutela dei titolari di concessioni rilasciate in epoca anteriore al bando di gara in questione, che aveva illegittimamente escluso una parte degli operatori». Nel nostro Paese il sistema scommesse è basato sul rilascio di concessioni da parte del ministero dell&#8217;Economia tramite i Monopoli di Stato. Il comparto nel 2011 ha prodotto quasi quattro miliardi di euro di fatturato e oltre 160 milioni di entrate erariali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.agipronews.it/dettaglio.php?id=88117&amp;categoria=Giochi&amp;current=Giochi"><strong><br />
</strong></a></p>
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		<title>GIOCHI, RACCOLTA 2011 A 79,9 MILIARDI</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha sfiorato gli 80 miliardi di euro la raccolta dei giochi pubblici nel 2011. Per la precisione, l&#8217;anno appena trascorso sì è chiuso a quota 79,9 miliardi, 9 dei quali sono andati all&#8217;erario. Le cifre sul giro d&#8217;affari dell&#8217;industria del gioco &#8211; comunicate direttamente dal direttore generale dei Monopoli di Stato, Raffaele Ferrara (nella foto), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/raffaele-ferrara.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2462" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/raffaele-ferrara.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Ha sfiorato gli 80 miliardi di euro la raccolta dei giochi pubblici nel 2011. Per la precisione, l&#8217;anno appena trascorso sì è chiuso a quota 79,9 miliardi, 9 dei quali sono andati all&#8217;erario. Le cifre sul giro d&#8217;affari dell&#8217;industria del gioco &#8211; comunicate direttamente dal direttore generale dei Monopoli di Stato, Raffaele Ferrara (nella foto), nel corso della trasmissione &#8220;Gli Intoccabili&#8221; su La7 &#8211; sono state dunque riviste al rialzo, rispetto alle stime (76,6 miliardi) degli addetti ai lavori circolate nei giorni scorsi.</p>
<p>Rispetto al 2010, che aveva chiuso a 61 miliardi,  la crescita del volume di gioco è stata del 30%, oltre 18 miliardi di euro in più finiti «quasi interamente in maggiori vincite per i giocatori, cresciute di 17 miliardi, mentre ad aziende e operatori è rimasto circa un miliardo di euro». Il totale delle vincite si attesta pertanto sui 60 miliardi circa, grazie ai nuovi giochi &#8211; poker cash e casinò online &#8211; che, oltre a far lievitare sensibilmente il volume d&#8217;affari del settore, «hanno garantito percentuali di payout (ritorno in vincita) del 97%». Al netto delle vincite, gli incassi per la filiera sono stati di circa 20 miliardi, il 50% dei quali è andato nelle casse dello Sato. A trainare il mercato sono sempre le slot, che hanno generato una raccolta di 45 miliardi di euro, il 56% del totale, e pagato premi per circa 36 miliardi.</p>
<p>Ferrara ha poi annunciato che nel giro di un paio di mesi verranno assegnate definitivamente le concessioni per le new slot. «Le nuove disposizioni normative recepite nel nuovo bando di gara &#8211; ha detto &#8211; impongono una assoluta trasparenza delle società che operano nel settore gioco. Siamo in contatto con le autorità dei Paesi in cui hanno sede le società che partecipano al capitale di alcune aziende di gioco per identificare l’intera catena societaria».</p>
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		<title>NEW SLOT, UN MILIARDO DI EURO SFUGGE ALLE TASSE</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 10:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Centri scommesse collegati a noti bookmaker inglesi, maltesi e austriaci (i cosiddetti Ctd), privi di regolare concessione del ministero dell&#8217;Economia, sono presenti nell&#8217;elenco degli operatori autorizzati per le new slot. E&#8217; quanto risulta da una ricerca effettuata dall&#8217;agenzia di informazione specializzata Agipronews sul sito ufficiale dei Monopoli di Stato. Secondo una stima del ministero dell&#8217;Economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/sala-con-slot1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2455" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/sala-con-slot1.jpg" alt="" width="340" height="227" /></a></p>
<p>Centri scommesse collegati a noti bookmaker inglesi, maltesi e austriaci (i cosiddetti Ctd), privi di regolare concessione del ministero dell&#8217;Economia, sono presenti nell&#8217;elenco degli operatori autorizzati per le new slot. E&#8217; quanto risulta da una ricerca effettuata dall&#8217;agenzia di informazione specializzata <strong>Agipronews</strong> sul sito ufficiale dei Monopoli di Stato. Secondo una stima del ministero dell&#8217;Economia &#8211; contenuta nella relazione tecnica alla legge di stabilità 2011, che ha istituito la creazione dell&#8217;albo operatori slot &#8211; sarebbero circa mille i punti collegati ad operatori esteri senza autorizzazione, da cui vengono spedite all’estero puntate pari a un miliardo di euro, con conseguente elusione delle imposte erariali. Gli apparecchi da intrattenimento attualmente in esercizio sono oltre 400 mila, di cui circa 365 mila slot e poco più di 39 mila videolotteries. La raccolta a fine 2011 è stata di oltre 41 miliardi (sui 76 complessivi del settore giochi), che hanno procurato circa 4 miliardi di entrate allo Stato.</p>
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		<title>NASCE &#8220;SISTEMA GIOCO ITALIA&#8221;. IL CENSIS PRESENTA &#8220;GIOCO ERGO SUM 2&#8243;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vernice di rilievo ieri al Palazzo delle Esposizioni a Roma, dove è andato in scena un &#8220;doppio evento&#8221; che ha catalizzato l&#8217;attenzione degli addetti ai lavori e dei media: la presentazione  della Federazione Sistema Gioco Italia e del Rapporto Gioco Ergo Sum 2, curato dal Censis. La nuova federazione, presieduta da Massimo Passamonti, opererà all&#8217;interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/Gioco-ergo-sum-09_02_122.pdf"><img class="alignnone size-full wp-image-2429" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/Senza-titolo.jpg" alt="" width="354" height="229" /></a></em></p>
<p><em>Vernice</em> di rilievo ieri al Palazzo delle Esposizioni a Roma, dove è andato in scena un &#8220;doppio evento&#8221; che ha catalizzato l&#8217;attenzione degli addetti ai lavori e dei media: la presentazione  della <strong>Federazione Sistema Gioco Italia</strong> e del Rapporto <strong>Gioco Ergo Sum</strong> 2, curato dal Censis. La nuova federazione, presieduta da <strong>Massimo Passamonti</strong>, opererà all&#8217;interno di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, riunendo sotto un&#8217;unica ala le principali imprese del settore giochi. La nascita dell&#8217;associazione è stata salutata dal vicepresidente di Confindustria, <strong>Vincenzo Boccia</strong>, con evidente soddisfazione in quanto «rappresenta un passaggio importante nell&#8217;evoluzione del settore legato al gioco e all&#8217;intrattenimento ed è la testimonianza di una raggiunta consapevolezza del ruolo che svolgono le sue imprese a supporto dell&#8217;attività economica, dell&#8217;occupazione e della produzione di ricchezza».</p>
<p>Sono circa 5.800 le imprese di cui si compone l&#8217;industria dei giochi, con una crescita del 17% nel 2011 rispetto all&#8217;anno precedente, in un settore in cui sono occupate complessivamente oltre 100.000 persone, fra concessionari, gestori, produttori di apparecchi, lavoratori dell&#8217;indotto e gestione dell&#8217;attività di gioco nei punti di vendita. Alla Federazione sistema gioco Italia aderiscono sei associazioni: Acadi, che conta al suo interno società come Codere e Sisal, Acmi, Astro, Federbingo, Giochi &amp; Società, a cui aderisce anche Lottomatica, e la new entry Federippodromi.</p>
<p>«Essere riusciti a dare una rappresentanza organica del settore è un risultato davvero importante», ha sottolineato il neopresidente della Federazione, Massimo Passamonti. «Si tratta di un mercato imponente e maturo, passato dai 15 miliardi di euro del 2000 ai 76 miliardi del 2011, con la previsione di superare gli 80 miliardi di euro nell&#8217;anno in corso. Un risultato &#8211; ha ricordato ancora Passamonti &#8211; ottenuto anche grazie all&#8217;emersione del sommerso e alla grande estensione del gioco online. Avere legalizzato il gioco è stata un&#8217;operazione coraggiosa, che ha sottratto risorse alla criminalità organizzata, intercettando una domanda di gioco ben presente nella società italiana e offrendo risorse importanti anche all&#8217;erario, visto che ben 9 miliardi di euro entrano ogni anno nelle casse dello Stato».<br />
Soddisfazione anche da parte di <strong>Ennio Lucarelli</strong>, presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologi. «Nel decennio &#8211; ha osservato &#8211; il gioco è stato il settore imprenditoriale che ha fatto registrare la crescita più alta, con una partecipazione rilevante al Pil nazionale».</p>
<p>Sull&#8217;incidenza del settore sul Pil si è soffermato anche <strong>Giuseppe Roma</strong>, presidente di <strong>Censis Servizi</strong>, il quale ha presentato la seconda edizione di &#8220;Gioco Ergo Sum&#8221;, il Rapporto sullo stato dell&#8217;arte del comparto. La sintesi del suo intervento: «<em>Più raccolta e ritorni per i giocatori, oltre <strong>9 miliardi per l’erario</strong>. Nell’esaminare la dimensione economica del gioco è indispensabile prendere in considerazione più fattori. Innanzitutto, la raccolta che rappresenta certamente un elemento da cui partire ma che va esaminato nelle sue componenti di destinazione. La prima destinazione torna proprio ai <strong>giocatori</strong> stessi (il cosiddetto <strong>pay-out</strong>), certo con l’alea insita nell’imprevedibilità del gioco, che ne costituisce il principale paradigma motivazionale. La gran parte di quanto si gioca, quindi, rientra nelle tasche dei giocatori più abili e/o fortunati, dai pochi spiccioli alle grandi somme. Si è <strong>ampliata l’offerta di giochi,</strong> di <strong>piattaforme on line</strong>, si è ulteriormente migliorata la regolarità e il <strong>controllo degli apparecchi</strong> elettronici con conseguente emersione di <strong>sacche di illegalità.</strong> Tutto ciò ha determinato, anche in un anno difficile come il 2011, un aumento della raccolta passata <strong>dai 61 miliardi di euro del 2010 ai 76,7 miliardi del 2011</strong> con un <strong>incremento del 25,7%.</strong> </em><em>Di tutte queste somme giocate <strong>il 77%</strong> pari a <strong>59 miliardi di euro</strong> è ritornato come vincite ai giocatori stessi. Questa quota – anche per la distribuzione della raccolta fra i vari giochi e i diversi meccanismi di restituzione – era del 72.1% nel 2010, del 70,2% nel 2009, del 68,8% nel 2008. Assistiamo cioè a una crescita <strong>del pay out:</strong> nell’ultimo anno, si è detto, la raccolta è aumentata del 25,7%, ma il pay out verso i giocatori è cresciuto del 34,3%&#8230;</em>».</p>
<p>Clicca sul link per scaricare il Rapporto <em><a href="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/Gioco-ergo-sum-09_02_122.pdf">Gioco ergo sum 2</a></em></p>
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		<title>IL MERCATO MONDIALE DEL GIOCO VALE 400 MILIARDI $. BOOM DEI CASINO&#8217; ASIATICI</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 20:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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<p>Ha superato il tetto dei 400 miliardi di dollari il giro d&#8217;affari del gioco d&#8217;azzardo, fisico e telematico, a livello mondiale. Lo rende noto la Global Betting e Gaming Consultans, una delle più importanti società di consulenza del settore. Secondo i dati provvisori relativi al 2011, le attività di gioco d&#8217;alea hanno prodotto 419 miliardi di dollari di ricavi, registrando un aumento del 5,6% rispetto all&#8217;anno precedente. La crescita più evidente è quella dei casinò terrestri che, grazie all&#8217;esplosione dei nuovi mercati di Macao e Singapore, hanno raggiunto una quota del 27,7% sul movimento totale. Al primo posto, con una fetta del 28,4%, le lotterie, che, però, già da quest&#8217;anno, cederanno ai primi lo scettro del primato.</p>
<p>Il segmento dell&#8217;online rappresenta l&#8217;8,4% dei ricavi totali (+8% su 2010). Secondo gli esperti di GBGC, c&#8217;è ancora spazio per un&#8217;ulteriore crescita del settore telematico, soprattutto se cadrà il divieto di gioco online attualmente vigente negli Stati Uniti. Le previsioni indicano che sarà raggiunta la soglia dei 500 miliardi di dollari entro il 2014, grazie ai nuovi casinò di prossima apertura nel sud-est asiatico. In Europa, in particolare in Grecia e Spagna, la crisi economica si farà sentire anche sull&#8217;industria del gioco, nel senso che le previste percentuali di crescita sono riviste al ribasso. In Italia non si dovrebbe andare oltre il 5% di aumento.</p>
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		<title>E ORA TUTTI VOGLIONO PRIVATIZZARE I CASINO&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/news/e-ora-tutti-vogliono-privatizzare-i-casino/attachment/gioco-casino-2/" rel="attachment wp-att-2412"><img class="alignnone size-full wp-image-2412" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/gioco-casino.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a></p>
<p>Ci sono voluti cinque anni di costante recessione per prendere atto di un dato chiaro anche a uno studente al primo anno di economia: che i casinò non possono essere amministrati da enti pubblici locali. Soprattutto in contesti come quello attuale, caratterizzato da una selvaggia (e inopinata) proliferazione fisica e telematica dell&#8217;offerta di gioco. Così ora la parola d&#8217;ordine è una: privatizzare. Da Venezia &#8211; dove la giunta comunale si è data un mese di tempo (entro marzo) per esaminare l&#8217;ipotesi di una sub-concessione ai privati &#8211; a Sanremo &#8211; dove l&#8217;aria si è fatta pesante dopo il recente scandalo delle ruberie a danno della casa, che ha coinvolto anche alcuni controllori del Comune &#8211; è tutto un florilegio di esternazioni, proposte di cambiamento e preoccupazioni.</p>
<p>Ma non basta pronunciare la parola magica &#8220;privatizzazione&#8221; per risolvere i problemi che hanno messo in ginocchio le case da gioco italiane. Problemi che, in verità, hanno origini lontane e che non sono emersi prima sol perché i quattro casinò hanno detenuto fino a qualche anno fa il monopolio (assai discutibile) dell&#8217;azzardo. Eppure non è stato sempre così nella lunga storia dei tavoli verdi italici. Negli anni &#8217;70 vi sono stati fortunati esempi di conduzione privata, che hanno coinciso con il periodo d&#8217;oro dei casinò. A Saint Vincent, addirittura, dalla sua nascita (aprile 1947) e fino al giugno 1994, la casa da gioco è stata amministrata da una società privata (la Sitav) che l&#8217;aveva portata al primato in Europa. Ma erano altri tempi e non c&#8217;era un mercato così frastagliato e tecnologico come quello attuale. E soprattutto i raìs (leggi: i croupier) non erano ancora caste capaci di condizionare le strategie aziendali.</p>
<p>Dunque, privatizzare. Ma, secondo quali criteri? E con quali vantaggi per l&#8217;amministrazione pubblica? Purtroppo la scellerata assenza di una legislazione specifica non aiuta nel compito. Il settore è stato sempre governato da una normativa in deroga, alla quale di volta in volta hanno fatto da puntello provvedimenti &#8220;personalizzati&#8221;, come del resto è nello spirito di questo Paese. Comuni che per oltre settant&#8217;anni hanno avuto a disposizione un ricco serbatoio di risorse per alimentare le politiche sociali (e non solo) del territorio, intravedono ora la fine della manna. Secondo alcune previsioni, l&#8217;anno prossimo a Sanremo, se le cose continueranno in questo modo, gli incassi copriranno a stento i costi di gestione. E così incombe lo spauracchio dei &#8220;Comuni&#8221; mortali.</p>
<p>Privatizzare non significa sempre migliorare: in questo hanno ragione i sindacati. Ma è fuor di dubbio che l&#8217;efficienza, in un&#8217;azienda a conduzione privata, si misura con parametri diversi da quelli utilizzati dalla politica. Perciò partiti e amministratori pubblici dovrebbero restare fuori dalla partita. Il loro compito non è quello di giocare ma di fare gli arbitri, assicurando ricadute certe e non aleatorie alla collettività.</p>
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		<title>IL GIOCO D&#8217;AZZARDO TRA INTERESSI ECONOMICI, MORALISMO E ALLARME SOCIALE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/news/il-gioco-dazzardo-tra-interessi-economici-moralismo-e-allarme-sociale/attachment/editoriale-2/" rel="attachment wp-att-2397"><img class="alignnone size-full wp-image-2397" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/editoriale.jpg" alt="" width="187" height="204" /></a></p>
<p>Sale di  livello ogni giorno di più l&#8217;ondata &#8220;anti-azzardo&#8221; che da qualche tempo attraversa il Paese, sintomo di un allarme sociale sempre più diffuso. Sindaci alle prese con problemi di ordine publico a causa della proliferazione delle slot machine; operatori socio-sanitari che denunciano l&#8217;aumento delle sindromi ludopatiche come l&#8217;effetto di un&#8217;espansione incontrollata del gioco pubblico; parlamentari (politicamente trasversali) alla ricerca di soluzioni per arginare un fenomeno che presenta ancora molti lati oscuri (illegalità) e tante contraddizioni normative. La questione è sicuramente ingombrante.</p>
<p>Da una parte c&#8217;è chi &#8211; come il senatore del Pdl, Raffaele Lauro, crociato della trasparenza nel business dell&#8217;azzardo &#8211; arriva a minacciare il boicottaggio del decreto sulle liberalizzazioni del ministro Passera, &#8220;reo&#8221; di non aver specificato nel provvedimento «alcuna riserva per quanto riguarda questo tipo di attività, per cui diventa prevedibile una ulteriore ed aggressiva dilatazione del mercato del gioco, senza regole e senza controlli». Dall&#8217;altra, i soliti difensori d&#8217;ufficio degli interessi lobbistici preferiscono sottolineare la creazione di posti di lavoro che il settore è in grado di generare (aspetto tutt&#8217;altro che trascurabile ma da analizzare con attenzione). In mezzo, la terra di nessuno, occupata da un affastellamento di norme secondarie di non facile interpretazione, spesso confliggenti tra loro.</p>
<p>Tutti, però, sembrano convenire su un&#8217;eccessiva liberalizzazione delle attività di gioco,  che obbliga gli stessi concessionari di stato a mantenere, almeno in questa fase, un basso profilo nella comunicazione, giudicata dai più estremamente pervasiva e poco attenta (in particolare nei confronti dei giovani) a quel concetto di &#8220;giusto consumo&#8221;, ossimoro-simbolo delle società cosiddette avanzate. Nessuno può obiettivamente sostenere che la diminuizione del numero dei fumatori sia l&#8217;effetto degli avvisi &#8220;mortali&#8221; riportati sul pacchetto delle sigarette. Appare invece più ragionevole suppore che ciò dipenda dall&#8217;introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici. L&#8217;accostamento tra tabacco e gioco non è casuale. A parte gli interessi erariali, si tratta di prodotti &#8220;sensibili&#8221; (guarda caso entrambi di competenza dei Monopoli&#8230;): pericolosi se assunti in quantità e tuttavia &#8220;necessari&#8221; se si intendono come espressione delle libertà individuali (in verità ridotte ormai a simulacro di libertà).</p>
<p>Il limite tra le due posizioni è anche l&#8217;equivoco di un malinteso senso di modernità. Se da un lato si spinge sul consumo ad ogni costo per alimentare le dinamiche economiche, dall&#8217;altro si invita alla prudenza per non cadere nella trappola delle dipendenze (non solo del gioco d&#8217;azzardo) e del depauperamento (non solo economico). Un paradosso che ben rappresenta l&#8217;attuale agonia delle democrazie occidentali. Ma, per rimanere al gioco, non sarebbe più serio autorizzarne l&#8217;esercizio solo in alcuni ambienti, magari più equamente localizzati lungo la Penisola e lasciare che sia il mercato (realmente regolamentato) a dettarne le logiche industriali in un contesto competitivo ma non selvaggio? Le nozze con i fichi secchi &#8211; si sa &#8211; non si fanno. Ma l&#8217;aspetto più grave è che, nell&#8217;attuale sistema, remore e contrappesi  rischiano di apparire piuttosto vacue pruderie moralistiche. Ci sono ambiti in cui è impossibile coniugare crescita industriale e pace sociale. Qualche economista finalmente se n&#8217;è accorto e incomincia, sia pure timidamente, a farlo presente.</p>
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		<title>Bologna, via le slot dai locali pubblici: «Sono una piaga sociale»</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anit</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anit-it.it/news/bologna-via-le-slot-dai-locali-pubblici-%c2%absono-una-piaga-sociale%c2%bb/attachment/palazzo-accursio/" rel="attachment wp-att-2390"><img class="alignnone size-medium wp-image-2390" src="http://www.anit-it.it/wp-content/uploads/2012/02/palazzo-accursio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Le slot machine potrebbero presto sparire da tutti i locali pubblici bolognesi. Con questo ambizioso obiettivo, che farebbe di Bologna la prima città in Italia a considerare il fenomeno “azzardo” come una vera e propria malattia, il consiglio comunale del capoluogo felsineo, su suggerimento del consigliere Pd <strong>Benedetto Zacchiroli</strong>, ha investito della questione la commissione sanità, la quale ha espresso voto unanime per lo smantellamento delle macchinette attualmente collocate all’<strong>Aeroporto Marconi</strong>. Il provvedimento, adottato in ossequio alla delibera regionale dell’11 luglio scorso che aveva introdotto la ludopatia tra le dipendenze riconosciute a livello patologico, riguarderà tutti gli esercizi pubblici o a partecipazione comunale.</p>
<p>Una vera dichiarazione di guerra contro le terribili &#8220;macchinette mangiasoldi&#8221;, ma anche una decisa presa di distanza dalla politica nazionale, accusata da maggioranza e opposizione di aver favorito il dilagare di una dipendenza dai costi sociali altissimi. L&#8217;iniziativa di <strong>Palazzo D&#8217;Accursio</strong> ha inoltre un&#8217;ulteriore valenza: vanificare gli effetti del decreto sulle liberalizzazioni di prossima approvazione, che di fatto porterebbe al blocco di ordinanze comunali come quelle che vietano o limitano l&#8217;esercizio degli apparecchi da intrattenimento.</p>
<p>«Per le fasce con un reddito inferiore alla media, il gioco è una corsa verso la speranza – spiega il consigliere <strong>Corrado Melega</strong> – ma in realtà nessun tipo di gioco d’azzardo, come il gratta e vinci o la slot, è fatto per consentire la vincita, bensì solo per risucchiare il giocatore in un circolo vizioso che inizia con qualche piccolo successo, per poi declinarsi in perdite sempre più ingenti». Sono tutti concordi, i consiglieri bolognesi, nel puntare il dito contro uno Stato liberalizzatore «diviso da un conflitto di interessi che lo ha portato, da un lato, a favorire e pubblicizzare il settore come fonte di profitto, per esempio riducendo la pressione fiscale dal 30 % al 15 %, dall’altro a destinare risorse nel recupero di coloro che, giocando, divengono dipendenti».</p>
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