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ANIT - Associazione Nazionale Per l'Incremento Turistico
| LA LEGISLAZIONE IN EUROPA |
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| In Europa le case da gioco legali sono
complessivamente 817, il 67 per cento delle quali è localizzato
nella parte occidentale del Continente. Solo in Francia ve ne
sono 168. Ecco alcuni riferimenti legislativi in Francia, Gran
Bretagna, Austria e Spagna. |
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| FRANCIA - La prima norma risale al 1907
ed ha subito aggiornamenti nel corso degli anni.
L'autorizzazione all'apertura dei casinò è rilasciata dal
ministro degli Interni dopo attente indagini ed in
considerazione di un capitolato d'oneri molto rigido. A
sorvegliare il gioco legale così come a reprimere quello
clandestino, provvede la Polizia dei Giochi, una sorta di
sotto-direzione della Direzione generale del Ministero degli
Interni. E' presieduta da un sotto-direttore, assistito da un
commissario divisionale, da tre commissari e 85 funzionari. I
venti circoli parigini, ma soprattutto i 137 casinò sparsi sul
territorio, costituiscono il primo campo d'intervento di questo
corpo di polizia speciale, ritenuto efficientissimo. Un altro
controllo viene esercitato da un ispettore del Ministero delle
Finanze, al quale i casinò pagano regolarmente le loro imposte
ogni 15 giorni. |
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| GRAN BRETAGNA - Nella patria della
scommessa, il Parlamento varò nel 1968 il "Gaming Act", una
legge il cui scopo era quello di ridurre drasticamente il numero
delle case da gioco. Nel 1960 ne funzionavano infatti ben 1.126,
nel '75 ne rimasero "soltanto" 187. Fu creato un Ufficio per il
Gioco al quale ogni proprietario di casinò doveva richiedere un
certificato per poter poi ottenere la licenza dalle autorità
giudiziarie locali. Ogni forma di pubblicità è vietata, così
anche le bevande alcoliche, che sono consentite in determinati
orari. Nei clubs (tali sono i casinò inglesi) vige la regola del
cosiddetto "tempo di riflessione": un nuovo cliente, cioè, può
iniziare a giocare solo 48 ore dopo aver ricevuto la tessera di
ammissione. |
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| AUSTRIA - Dodici le case da gioco nella
Repubblica federale austriaca, tutte gestite da Casinos Austria,
una società mista composta per un terzo dalla Zecca di Stato,
per un terzo da banche (alcune pubbliche) e compagnie
finanziarie e per il resto da piccoli azionisti. Opera in regime
di concessione governativa e mediamente paga tasse per circa il
74 per cento degli introiti, suddiviso tra Governo federale,
Regioni e Comuni. I giochi autorizzati sono, oltre le slot, la
roulette, il black jack, il baccarà e il poker. Il monopolio dei
giochi d'azzardo, istituito con leggi del 1960 e '62, è
riservato al Governo centrale. |
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| SPAGNA - Nel 1977, dopo 54 anni di
divieto, il governo spagnolo liberalizzò il gioco e accordò 18
licenze. Nel giro di qualche mese furono aperti 17 casinò,
distribuiti equamente su tutto il territorio nazionale. La
liberalizzazione fu dovuta non soltanto all'esplosione turistica
che il Paese conobbe a partire da quegli anni, ma anche e
soprattutto a causa delle somme considerevoli che gli spagnoli
dilapidavano sui tavoli da gioco stranieri. Prima delle leggi
restrittive varate durante il regime franchista (1924), i casinò
spagnoli erano più di 2.000. Le uniche persone che non hanno
accesso sono i minori di 18 anni e le persone coinvolte nella
gestione finanziaria dello Stato o di un Comune. Lo Stato pone a
carico delle case da gioco tasse che vanno dal 15% al 50%,
secondo l'ammontare delle entrate, e restituisce una parte dei
tributi alle amministrazioni locali. Inoltre, limita al 25% del
capitale azionario la partecipazione di soggetti stranieri alla
gestione. |
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