POSTEMOBILE ABBANDONA IL TAVOLO DEL POKER ONLINE

E’ stata la prima azienda ad acquisire le nuove licenze per il gioco on line; ora arriva la notizia – seppure ufficiosa -  che Poste Mobile, il ramo aziendale con cui Poste Italiane aveva deciso di entrare nel ricco mercato del web gambling (9,5 miliardi il giro d’affari del comparto nel 2011), rinuncia al business. La decisione – secondo le indiscrezioni raccolte dall’agenzia Agicos – è stata presa personalmente dall’amministratore delegato della capogruppo, Massimo Sarmi, il quale avrebbe optato per la drastica soluzione anche a seguito dei violenti attacchi mediatici che hanno accompagnato lo sbarco di Poste nel settore del gioco via internet.

Con la licenza, acquistata l’anno scorso al prezzo di 350 mila euro, Poste Mobile, sfruttando il canale della telefonia e della capillarità della rete fisica, sarebbe stata in grado di offrire poker, giochi da casinò e scommesse a una vastissima platea di utenti. Proprio l’opportunità di sinergie aveva motivato altre aziende estranee al mondo del gaming ma con un brand consolidato – come Mondadori con la sua Glaming Poker – a varcare la nuova frontiera dell’azzardo di Stato.

Tuttavia, mentre gli altri neo-operatori marciavano a vele spiegate verso l’Eldoardo dei tavoli verdi virtuali, l’immobilismo di Postemobile colpiva l’attenzione degli osservatori, perplessi su tale incomprensibile atteggiamento. In particolare sul piano della comunicazione, dove si è sempre preferito mantenere il basso profilo. Non vi è dubbio che per un’azienda a partecipazione pubblica, nonostante tutte le potenzialità legate all’offerta multitasking, un’attività come quella del gioco d’azzardo appariva come una “forzatura” sul piano industriale. Specialmente in tempi di diffuso allarme sociale provocato proprio dalla pervasività dei prodotti di gioco.

Ora per Poste Italiane il problema (ma forse la soluzione è già pronta…) sarà quello di rivendere la licenza acquistata per cercare di recuperare almeno una parte delle spese sostenute che, secondo un calcolo di massima, dovrebbero ammontare a ben sei milioni di euro. Senza contare gli effetti sul piano occupazionale, visto che la task-force allestita per il funzionamento della piattaforma annovera alcune professionalità di provenienza esterna alle aziende del gruppo.

CASO NEW SLOT, MAXI PENALE DI 2,5 MILIARDI AI CONCESSIONARI. SANZIONATI ANCHE I VERTICI AAMS

La montagna ha partorito. E non si tratta di un topolino, bensì di 2,5 miliardi di euro. A tanto ammonta la penale che i giudici della Corte dei Conti hanno ritenuto di dover comminare ai dieci concessionari “storici” del gioco pubblico e a due dirigenti dei Monopoli di Stato, tutti colpevoli di aver causato nel periodo 2004-2006 un danno erariale per omesso collegamento degli apparecchi di gioco alla rete telematica dello Stato e per il mancato rispetto di alcuni livelli di servizio nella trasmissione dei dati. La multa più alta, 845 milioni di euro, è stata applicata a carico di Bplus (ex Atlantic), la società di proprietà della famiglia Corallo. Gli altri operatori se la sono invece “cavata” con sanzioni che vanno dai 100 milioni di Lottomatica ai 255 milioni di Cogetech. Multati anche l’ex direttore generale dei Monopoli, Giorgio Tino (4,8 milioni), e Antonio Tagliaferri (2,6 milioni), direttore dei giochi.

La vicenda – Tutto inizia nel maggio 2007, quando la Procura regionale presso la Corte dei Conti del Lazio inoltra ai concessionari delle new slot una richiesta di pagamento pari a 98 miliardi di euro quale risarcimento per il “presunto danno erariale” causato dal ritardo dell’avvio della rete telematica per l’esercizio del gioco automatico che, in base alla convenzione stipulata nel 2004 tra i Monopoli e le società concessionarie, sarebbe dovuta partire entro lo stesso anno e non nel 2006 come in effetti avvenne. All’iperbolica cifra di 98 miliardi i magistrati contabili giunsero attraverso il calcolo dell’omessa applicazione di penali per i due anni di assenza di servizio. Dopo una serie di ricorsi e controricorsi – durante i quali vengono chiamati in causa praticamente tutti gli organi giurisdizionali, mentre il Parlamento ci metteva una pezza introducendo il principio del forfait fiscale con aliquote più favorevoli ai concessionari – si arriva a più miti pretese da parte di Aams.
Anche perché, grazie al meccanismo del pagamento forfettario, nel periodo in questione (2004-2006), il gettito erariale prodotto dalle slot è stato addirittura superiore di 787 milioni rispetto alle previsioni formulate dagli esperti del ministero delle Finanze.

Nel settembre 2011, Digit – l’ente per la digitalizzazione della pubblica amministrazione – richiesta di una perizia tecnica da parte della Corte dei Conti, presenta le proprie conclusioni, secondo le quali si affermano le responsabilità non solo dei concessionari, ma anche e soprattutto di Aams e del suo partner tecnologico Sogei, oltre che delle compagnie telefoniche che dovevano fornire i servizi di connettività.  Sulla base di questa perizia, la Procura regionale nell’udienzaa dle novembre scorso conferma la propria richiesta di 98 miliardi e, in via subordinata, un risarcimento di 2,7 miliardi. Ieri, la sentenza, che in pratica accoglie la seconda opzione del Pm.

Gli effetti – Si chiude così il primo capitolo di un classico caso all’italiana, per la soluzione del quale sarà richiesto uno “sforzo creativo” notevole: comporre gli interessi di chi (l’industria del gioco pubblico) assicura allo Stato oltre nove miliardi di euro l’anno, e i principi di legalità contenuti in un ordinamento giuridico democratico. Del resto lo stesso Consiglio di Stato, intervenuto sulla questione nel settembre 2010, si pronunciava a favore della fissazione di un tetto massimo alle sanzioni, per evitare che «un’applicazione delle penali secondo un mero criterio algebrico possa pregiudicare il perseguimento dell’interesse pubblico alla continuità dell’espletamento del servizio affidato in concessione» .

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA BOCCIA LE SCOMMESSE ALL’ITALIANA

Clamorosa decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito come la normativa italiana sulle scommesse non sia conforme agli articoli 43 e 49 del Trattato Comunitario. Ne dà notizia da Bruxelles l’agenzia Agipronews. La sentenza mina pertanto alle basi l’impalcatura del betting nazionale, con possibili effetti sull’intero sistema concessorio del gioco pubblico nel nostro Paese. La Corte – riferisce ancora Agipronews – ha poi stabilito che è altrettanto illegittimo imporre sanzioni penali a carico dei titolari di agenzie senza concessione collegate a un bookmaker estero, escluso ingiustamente dalle precedenti gare, anche dopo il nuovo bando destinato a rimediare a tale violazione.

La decisione della Corte comunitaria scioglie un nodo che alimenta da anni una serrata battaglia legale tra il bookmaker inglese Stanleybet, che intende operare in Italia anche in assenza di concessioni, e lo Stato italiano. Nel mirino, i centri trasmissione dati (i cosiddetti CTD), ovvero le agenzie che raccolgono le scommesse sul territorio nazionale collegate ai bookmaker esteri. Tutto nasce nel 2006, all’epoca del bando Bersani per l’assegnazione di diritti di concessione, al quale Stanleybet intendeva partecipare mantenendo anche la propria rete di centri di trasmissione di scommesse verso l’Inghilterra. I Monopoli di Stato risposero negativamente a tale richiesta, innescando un vero braccio di ferro con il bookmaker, il quale avviò una serie di azioni legali sostendendo l’incompatibilità di tale divieto con la libertà di stabilimento e circolazione dei servizi garantita dal Trattato Ue. Nel novembre 2009 la terza sezione della Corte di Cassazione rinviò alla Corte di Giustizia europea gli atti di un procedimento penale nei confronti di due titolari di centri trasmissione dati collegati a Stanleybet, rinvio che sospese l’esito di numerosi altri casi sollevati in diversi tribunali italiani.

Oggi, la sentenza della Corte comunitaria, che accoglie le istanze dell’operatore inglese, mettendo in discussione la validità del bando Bersani in quanto tutela quegli operatori promossi da una gara, quella del 1999, riconosciuta illegittima. Secondo l’interpretazione della Cassazione, la sentenza «conserva margini di incertezza che non sono stati risolti dalle pronunce precedenti della Corte comunitaria», in quanto nel nostro ordinamento «esiste un generale indirizzo di tutela dei titolari di concessioni rilasciate in epoca anteriore al bando di gara in questione, che aveva illegittimamente escluso una parte degli operatori». Nel nostro Paese il sistema scommesse è basato sul rilascio di concessioni da parte del ministero dell’Economia tramite i Monopoli di Stato. Il comparto nel 2011 ha prodotto quasi quattro miliardi di euro di fatturato e oltre 160 milioni di entrate erariali.

 


GIOCHI, RACCOLTA 2011 A 79,9 MILIARDI

Ha sfiorato gli 80 miliardi di euro la raccolta dei giochi pubblici nel 2011. Per la precisione, l’anno appena trascorso sì è chiuso a quota 79,9 miliardi, 9 dei quali sono andati all’erario. Le cifre sul giro d’affari dell’industria del gioco – comunicate direttamente dal direttore generale dei Monopoli di Stato, Raffaele Ferrara (nella foto), nel corso della trasmissione “Gli Intoccabili” su La7 – sono state dunque riviste al rialzo, rispetto alle stime (76,6 miliardi) degli addetti ai lavori circolate nei giorni scorsi.

Rispetto al 2010, che aveva chiuso a 61 miliardi,  la crescita del volume di gioco è stata del 30%, oltre 18 miliardi di euro in più finiti «quasi interamente in maggiori vincite per i giocatori, cresciute di 17 miliardi, mentre ad aziende e operatori è rimasto circa un miliardo di euro». Il totale delle vincite si attesta pertanto sui 60 miliardi circa, grazie ai nuovi giochi – poker cash e casinò online – che, oltre a far lievitare sensibilmente il volume d’affari del settore, «hanno garantito percentuali di payout (ritorno in vincita) del 97%». Al netto delle vincite, gli incassi per la filiera sono stati di circa 20 miliardi, il 50% dei quali è andato nelle casse dello Sato. A trainare il mercato sono sempre le slot, che hanno generato una raccolta di 45 miliardi di euro, il 56% del totale, e pagato premi per circa 36 miliardi.

Ferrara ha poi annunciato che nel giro di un paio di mesi verranno assegnate definitivamente le concessioni per le new slot. «Le nuove disposizioni normative recepite nel nuovo bando di gara – ha detto – impongono una assoluta trasparenza delle società che operano nel settore gioco. Siamo in contatto con le autorità dei Paesi in cui hanno sede le società che partecipano al capitale di alcune aziende di gioco per identificare l’intera catena societaria».

NEW SLOT, UN MILIARDO DI EURO SFUGGE ALLE TASSE

Centri scommesse collegati a noti bookmaker inglesi, maltesi e austriaci (i cosiddetti Ctd), privi di regolare concessione del ministero dell’Economia, sono presenti nell’elenco degli operatori autorizzati per le new slot. E’ quanto risulta da una ricerca effettuata dall’agenzia di informazione specializzata Agipronews sul sito ufficiale dei Monopoli di Stato. Secondo una stima del ministero dell’Economia – contenuta nella relazione tecnica alla legge di stabilità 2011, che ha istituito la creazione dell’albo operatori slot – sarebbero circa mille i punti collegati ad operatori esteri senza autorizzazione, da cui vengono spedite all’estero puntate pari a un miliardo di euro, con conseguente elusione delle imposte erariali. Gli apparecchi da intrattenimento attualmente in esercizio sono oltre 400 mila, di cui circa 365 mila slot e poco più di 39 mila videolotteries. La raccolta a fine 2011 è stata di oltre 41 miliardi (sui 76 complessivi del settore giochi), che hanno procurato circa 4 miliardi di entrate allo Stato.