Casinò di Venezia a rischio privatizzazione. Al Comune 20 milioni in meno nel 2012

«Stiamo lavorando sul rilancio dell’azienda, non precludendoci a priori alcuna strada compresa quella della subconcessione». Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, si è preso poco più di un mese di tempo (entro metà marzo) per trovare la soluzione ai gravi problemi economico-gestionali che investono la principale fonte di reddito delle casse comunali, il casinò. Quest’anno le entrate dalla casa da gioco iscritte a bilancio non supereranno i 40 milioni di euro, 20 in meno dei 60 previsti nel 2011 (erano 90 solo quattro anni fa…).

La maggiore preoccupazione dei sindacati di categoria è la cessione del casinò ai privati (il gruppo americano Harra’s non vede l’ora di mettere le mani su Cà Vendramin), ma per curare la malattia dei casinò italiani (e di Venezia in particolare) occorrono cure radicali e, soprattutto, un’assunzione di responsabilità chiara da parte di manager e lavoratori, come da tempo sostiene l’amministrazione comunale. Gli errori gestionali del passato hanno fatto il paio con la grave recessione abbattutasi sulle case da gioco di mezza Europa, espressioni di un modello industriale ormai datato. Fatto sta che, tra tavoli verdi in crisi e stringenti norme del Patto di Stabilità, i Comuni non sembrano proprio i soggetti più idonei a gestire un’attività produttiva di questo genere. Se ne sono resi conto anche al Viminale, che starebbe valutando favorevolmente la privatizzazione della società pubblica Casino’ di Venezia Spa.


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