Libera, l’associazione contro le mafie fondata da Don Ciotti, ha presentato ieri il dossier “Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare“, un’allarmante fotografia del gioco pubblico nel nostro Paese. Il documento, curato da Daniele Poto, è il risultato di una ricerca effettuata confrontando atti e dati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, della Dia, del ministero dell’Interno e della Direzione nazionale antimafia. Sarebbero ben 41 i clan che gestiscono “i giochi delle mafie”: da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. Con i soliti noti seduti al “tavolo verde”: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone (a lato la mappa degli affari criminali). Un “affare” di almeno dieci miliardi l’anno, secondo le stime più prudenti, a cui si deve aggiungere il fatturato legale che nel 2011 ha toccato i 76 miliardi di euro.
Ad Azzardopoli i clan fanno il loro gioco, accreditandosi come l’undicesimo “concessionario occulto” dei Monopoli di Stato. Tanti i modi per fare business: dalle infiltrazioni nelle società di gestione del betting sportivo (solo il calcio scommesse è un mercato che vale oltre 2,5 miliardi di euro), a quelle che operano nel bingo e nelle slot, passando per l’acquisto dei biglietti vincenti di lotto, superenalotto, gratta e vinci da normali giocatori pagando loro un sovrapprezzo che va dal cinque al dieci per cento. Una maniera soft ed economica per lavare i soldi sporchi.
Per combattere questa vera e propria calamità economica e sociale, è urgente una risposta adeguata da parte di tutti, a cominciare dalle istituzioni e da chi le governa, intervenendo insieme su vari aspetti: quello normativo, per rendere più efficace il sistema delle autorizzazioni, dei controlli e delle sanzioni; quello educativo e d’informazione, rivolto soprattutto ai più giovani; quello di prevenzione e cura delle patologie di dipendenza dal gioco; quello culturale e formativo, che chiama in causa gli stessi gestori delle attività lecite, ai quali oggi più che mai è richiesta una chiara e netta assunzione di responsabilità. Libera sollecita l’elaborazione di una legge quadro sul gioco d’azzardo, affinché lo Stato recuperi il governo e la programmazione politica sulle attività del settore prevedendo requisiti più stringenti per chi gestisce locali e attività di gioco. Ad esempio ridefinendo le procedure autorizzatorie; potenziando le attività di controllo sulle persone degli amministratori, sui bilanci e sulle rendicontazioni contabili delle società di gestione; inasprendo le sanzioni amministrative pecuniarie (fino a 20mila euro e chiusura fino a 30 giorni dell’esercizio) per chi viola il divieto di gioco ai minori; prevedendo conti correnti dedicati e un apposito registro per le scommesse e i concorsi pronostici.

