CASINO’, INCASSI E PRESENZE IN CADUTA LIBERA

Prosegue inesorabilmente il calo di incassi e presenze nei casinò italiani. Secondo i dati a disposizione, il terzo trimestre del 2012 ha chiuso con una flessione ulteriore del 18% sul periodo corrispondente dello scorso anno. La perdita di mercato è generalizzata: i ricavi sono passati dai 102 milioni dello scorso anno agli 83,5 attuali. Il calo più vistoso si è registrato a Saint Vincent (meno 25% – da 25 milioni a 18,5), dove però è attesa una ripresa appena sarà terminato il grosso lavoro strutturale portato avanti dall’amministrazione Frigerio.

A Venezia la flessione è stata più contenuta (meno 12% – da 32 milioni a 28,6), mentre Campione e Sanremo chiudono il trimestre rispettivamente a meno 13,7% (da 26 a 22,6 milioni) e meno 24,5% (da 18,2 milioni a 13,7).

Anche gli ingressi seguono la parabola discendente, a dimostrazione che la formula del casinò tradizionale (almeno secondo il modello italiano) attira sempre meno clientela. Nel periodo considerato, le presenze sono passate dalle 792 mila dell’anno scorso alle 715 mila di quest’anno, con una riduzione di quasi il 10%. Solo Campione d’Italia inverte il trend negativo, facendo registrare una crescita di oltre il 5% (da 157 mila a 165 mila). Tutti gli altri accusano riduzioni significative: Venezia da 257 mila a 219 mila (meno 15%), Sanremo da 206 mila a 180 mila (meno 12,5%); Saint Vincent da 172 mila a 151 mila (meno 12,5%); .

Gianfranco Bonanno

CRISI CASINO’, FEDERGIOCO SOLLECITA IL GOVERNO

«Dietro il gioco pubblico italiano si nascondono lobby molto forti e questo governo non fa nulla per tutelare i casinò». Non la manda a dire il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, intervenuto insieme con il suo omologo di Campione d’Italia, Maria Paola Piccaluga, al consiglio direttivo di Federgioco, l’associazione dei quattro casinò italiani, svoltosi ieri nella città dei fiori. I primi cittadini hanno partecipato alla riunione di direttivo in quanto espressione delle proprietà delle case da gioco.

All’ordine del giorno, le due spine nel fianco dei casinò italiani: il limite all’uso del contante, che in Italia, a seguito di un’interpretazione molto restrittiva della direttiva europea sull’antiriciclaggio, non può superare la soglia dei mille euro, e la diffusione capillare delle sale slot.

«Al governo – ha affermato Luca Frigerio (nella foto), presidente di Federgioco e amministratore unico del casinò di Saint Vincent – chiediamo una revisione della norma sull’utilizzo del denaro contante sull’esempio degli altri Paesi europei, anche perchè la soglia dei mille euro vale non solo per le puntate ma anche per le vincite, che oltre quella cifra devono essere pagate con assegno».

Un problema che mette i casinò italiani in una condizione di evidente svantaggio rispetto ai concorrenti esteri. A Campione, inoltre, dove nel raggio di dieci chilometri operano altri tre casinò, la forbice tra franco svizzero (valuta utilizzata per i costi di gestione e del personale), e l’euro, che è la valuta che si incassa, si traduce in una perdita del 30%. «E la comunità campionese vive esclusivamente degli incassi della casa da gioco», ha sottolineato il sindaco Maria Paola Piccaluga.

Negli ultimi cinque anni gli incassi dei casinò italiani sono crollati di oltre il 30%; e il 2012 potrebbe chiudersi con un’ulteriore flessione del 20% rispetto all’anno precedente: un’ottantina di milioni in meno sui 430 totalizzati nel 2011. «Un andamento negativo dovuto alla recessione economica e alla sempre più pressante concorrenza del gioco di Stato», ha spiegato Frigerio che comunque ha incassato la solidarietà degli enti azionisti e ha annunciato la costituzione di un tavolo tecnico interministeriale per sensibilizzare il governo sulla drammatica situazione in cui versa il comparto, in particolare sul fronte occupazionale.

Gianfranco Bonanno

BANCHE CHIUSE PER I GESTORI DI SLOT

Conti bancari chiusi ai gestori delle slot. Motivo: l’attività svolta da tali imprenditori, ancorché esercitata come servizio a concessionari di Stato, contrasterebbe con il codice etico di alcuni istituti. Ne dà notizia l’associazione di categoria As.Tro., che ora minaccia ricorsi all’Aurotità di vigilanza e alla stessa Abi. In un comunicato diramato stamane, si legge che «è ormai certo che non si tratta di sporadiche iniziative di singole agenzie, ma di una vera e propria linea guida adottata da importanti istituti di credito».

Certo, questi provvedimenti sorprendono non poco. Non solo per un’inedita “morale a orologeria” (sono almeno una decina d’anni che tali attività sono legalizzate) ma soprattutto perché le società concessionarie (che non si occupano di filantropia) sono in molti casi partecipate da importanti fondi investimento, azionisti delle stesse banche. Ma tant’è: questa è l’Italia.

Gianfranco Bonanno

GOVERNO A CACCIA DI SOLUZIONI PER FRENARE IL DILAGARE DELLE SLOT

Gioco e ludopatie alla costante attenzione del governo, anche se i recenti provvedimenti in materia (vedi articolo su ordinanza del Tar Piemonte) non hanno chiarito il quadro normativo, anzi ne hanno accresciuto l’incertezza e la confusione. Sembra che anche “i tecnici” fatichino non poco a trovare soluzioni credibili per normare questo tipo di attività, cercando il difficile equilibrio tra conti pubblici e gli effetti sociali causati dalla proliferazione dell’offerta di gioco. E per sottolineare tale difficoltà, il ministro Andrea Riccardi lancia una garbata provocazione. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa “Il Velino“, il titolare del dicastero della Cooperazione (con delega alla Famiglia) invita «chiunque abbia proposte migliorative al testo Balduzzi a presentarle in Parlamento» dal 1° ottobre, termine fissato per gli emendamenti.
La mano è aperta ma quasi sicuramente sarà pronta a chiudersi in un pugno se a raccogliere l’invito dovessero essere i “soliti rompiscatole” che propongono nuovi casinò.

Non a caso il ministro dell’Interno parla di «lavoro di tipo culturale da fare piuttosto che di repressione». In un’intervista al “Secolo XIXAnna Maria Cancellieri affronta il tema delle slot machine e delle problematiche collegate: sicurezza e criminalità organizzata.  «Le sale sono molto controllate dalla Guardia di Finanza – dichiara – ma il lavoro da fare è di tipo culturale. Come per il fumo. Bisogna battersi. Il proibizionismo non ha mai portato a nulla. Ci sono diversi problemi: la ludopatia è una malattia sociale, specie in tempi di crisi, ma ricordiamo che ci sono anche i giochi on line».
«Dobbiamo cercare di fermare la situazione – afferma in conclusione il ministro – anche perché tornare indietro è complicato» e promette «il massimo impegno per cercare di recuperare i soldi delle multe comminate ai gestori delle slot machine, destinandone magari metà alla Ricerca e metà alla Sicurezza».

Gianfranco Bonanno

DECRETO BALDUZZI A RISCHIO ILLEGITTIMITA’, MATERIA DEL CONTENDERE: LE NORME SUL GIOCO

Ancora una volta le questioni di gioco approdano alla Corte Costituzionale. Un bolso e triste copione (noi dell’Anit ne sappiamo qualcosa visto il secolare regime di deroga che “regola” l’istituzione dei casinò), che rivela l’insipienza del legislatore nell’affrontare una materia delicata e dai mille risvolti etici e socio-economici, nel nostro Paese evidentemente considerati irrisolvibili e destinati a un perenne limbo normativo. Questa volta, a innescare il ricorso alla Consulta è una sentenza del Tar Piemonte che rileva un «vuoto normativo» nelle recenti disposizioni del decreto Balduzzi laddove si esclude la competenza dei Comuni ad adottare provvedimenti volti a limitare l’uso degli apparecchi di gioco sul territorio.

In particolare, il vulnus individuato dai giudici amministrativi consiste nel conflitto di competenze tra amministrazione locale e monopoli di Stato circa la regolazione degli apparecchi di gioco, anche alla luce delle disposizioni contenute nel decreto Balduzzi che introduce norme innovative in materia di contrasto alla ludopatia. I provvedimenti che riguardano la ricollocazione delle sale slot nei pressi dei luoghi sensibili «non tutelano la salute pubblica» perchè «non tengono conto delle autorizzazioni rilasciate in data anteriore al decreto».

Nell’ordinanza di rinvio dei giudici piemontesi, pubblicata sul sito specializzato LexGiochi.it (dove è possibile scaricare il testo completo), si legge inoltre che il potere del sindaco incide sull’apertura e chiusura delle sale, ma non sul funzionamento orario di apparecchi che offrono «gioco lecito e non certo gioco d’azzardo». In forza di tale conflitto di attribuzione, «sussiste la rilevanza della questione di costituzionalità», dal momento che si riscontra  sia «l’assenza di una disciplina regolatrice a livello locale» sia «la volontà del legislatore statale di escludere Regioni e Comuni dall’esercizio delle funzioni in materia».

La causa ha avuto origine da un ricorso presentato contro il provvedimento del sindaco di Rivoli, che aveva disposto limitazioni orarie all’utilizzo e funzionamento delle slot: nei locali presenti sul territorio comunale le macchine potevano essere accese solo tra le 12 e le 23. Una misura presa con l’obiettivo di tutelare le fasce deboli della popolazione e arginare l’offerta di gioco soprattutto in determinati periodi della giornata.

Al di là delle questioni procedurali e di merito, non possiamo non notare come, ancora una volta, in diritto e in giurisprudenza si continui a perpetrare il tragico equivoco che regge l’impianto normativo sul gioco pubblico: gioco lecito vs gioco d’azzardo, dimenticando che le due nozioni non sono tra loro in contrasto. La prima, infatti, definisce gli ambiti giuridici, la seconda qualifica la natura dell’attività. Più correttamente si dovrebbe quindi parlare di “gioco d’azzardo legale” ovvero di “gioco d’alea di Stato”.

Gianfranco Bonanno