Salta la Delega fiscale, ma via libera all’accorpamento tra Aams e Dogane

Fumata nera per la delega fiscale, la cui approvazione era stata data per scontata nella giornata di ieri. Dopo la bocciatura dell’aula del Senato, il decreto è tornato in commissione Finanze. Alcuni provvedimenti, tuttavia, saranno immediatamente operativi. E’ il caso dell’accorpamento delle agenzie fiscali, tra cui Aams e Dogane, che con apposito decreto del ministero dell’Economia pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, vedranno la luce già da sabato 1° dicembre. L’incorporazione dei Monopoli nell’agenzia delle Dogane, fermamente voluta dal governo, è uno dei punti più caldi del decreto-legge sulla delega fiscale.

In aula era passata la proposta del Pdl di differire a giugno 2013 la fusione delle agenzie (Monopoli-Dogane, e Territorio-Entrate), ma l’esecutivo ha tirato dritto e pertanto, come si legge all’art.1 del decreto del Mef,  «dal 1° dicembre 2012 le funzioni attribuite all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato dalla normativa vigente continuano ad essere esercitate…» dalla neonata “Agenzia delle dogane e dei monopoli”. Per ciò che riguarda gli effetti relativi al «trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali», essi decorreranno dal 1° gennaio 2013.

Al di là di ogni considerazione, la decisione di stralciare un provvedimento così delicato dal contesto normativo di riferimento e, soprattutto, prima che veda la luce il proclamato testo unico sui giochi, appare assolutamente inappropriata. Il settore del gioco pubblico, infatti, che pure è di importanza strategica per i conti dello Stato, vive il suo momento forse più delicato, con contrasti sul piano sociale, politico e giuridico che meriterebbero un’interlocuzione costante e diretta con l’ente regolatore, con Aams appunto.

Resta in ogni caso il problema di un ingorgo parlamentare (oltre a decreto sulla Crescita e legge di Stabilità, vi sono altri cinque decreti in scadenza) che, a tre mesi dalle elezioni, non può che essere letto come l’ennesima prova di equilibrismi e tatticismi, utili solo a condizionare il futuro quadro politico. Un esercizio che squalifica del tutto l’attuale melting istituzionale tra partiti e pseudo-tecnocrati, lasciando irrisolti i problemi reali della società civile.

Gianfranco Bonanno

Reggio Emilia, freno alle sale giochi grazie al nuovo regolamento urbanistico

Stop alla dipendenza da gioco d’azzardo da parte del Comune di Reggio Emilia. Il Consiglio comunale ha approvato alcune modifiche al Regolamento urbanistico edilizio (Rue). Le nuove norme riguardano, tra l’altro, il gioco d’azzardo, con limiti all’apertura di nuove sale Vlt che possono essere aperte soltanto con autorizzazione della questura in merito a considerazioni in materia di ordine pubblico.

La nuova integrazione al Rue – che classifica le attività ludico-ricreative svolte in sale da gioco pubbliche, comprese quelle che utilizzano gli apparecchi di cui all’articolo 110 comma 6 del Tulps – limiterà fortemente la possibilità di insediamento delle sale, che d’ora in poi sarà consentito esclusivamente nelle porzioni di territorio comunale definite “ambiti specializzati per attività produttive”. Ferma restando l’autorizzazione della questura, dunque, sull’apertura delle sale Vlt inciderà ora anche la normativa urbanistico-edilizia.

«A causa della liberalizzazione selvaggia delle attività di gioco – ha spiegato il sindaco, nonché presidente dell’Anci, Graziano Delrio illustrando il provvedimento – i sindaci si trovano in una situazione grave, legata alla salute e all’ordine pubblico, senza la possibilità di intervenire. Solo grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale, che lega il fenomeno alla necessità di tutela dei minori e dei soggetti deboli, è stata data la possibilità ai Comuni di intervenire, ad esempio attraverso gli strumenti urbanistici. Con la modifica al Rue diventa di fatto impossibile aprire sale videolottery nelle zone residenziali».

«Al riguardo  – ha concluso Delrio, ritornando su un tema già discusso durante il recente convegno “Comunità versus giochi” – la nostra battaglia è quella di far capire che i poteri dei sindaci vanno rafforzati contro la liberalizzazione selvaggia perché i sindaci non sono responsabili solo della salute pubblica ma anche dell’armonia delle città e della loro coesione sociale».

Gianfranco Bonanno

Quando sono i baristi a spegnere le slot…

Un atto di compassione verso le vittime delle macchinette. Che ha meritato il plauso (e forse anche un premio) dal Comune. E’ successo a Cremona, dove la proprietaria di un bar nella semiperiferia della città ha deciso di staccare la spina alle due slot installate nel suo locale «perchè non sopportava più di vedere persone che si rovinavano con questi diabolici apparecchi». Nonostante il mutuo ancora da pagare e i consistenti guadagni delle sue due macchinette (3.000 euro al mese), Monica Pavesi – questo il nome della coraggiosa signora – ha messo fuori uso gli infernali marchingegni «per non avere più niente a che fare con chi pensa di campare con i soldi dell’azzardo» e dedicarsi alla sua attività vera: «fare i caffè».

L’audace iniziativa della barista di Cremona – che oltretutto dovrà rendere conto al gestore e al concessionario di rete per il “lucro cessante” degli apparecchi di gioco – è stata apprezzata non solo dal sindaco della città lombarda, ma anche dal presidente del’associazione di categoria aderente all’Ascom, Giorgio Beltrami, il quale ora auspica che l’esempio della signora Pavesi venga seguito anche da altri suoi colleghi «perché non è danneggiando gli altri che si giustificano certi guadagni».

Un bella lezione di etica per lo Stato biscazziere. E un esempio concreto di come il “controllo in loco” possa utilmente contrastare un fenomeno che, per sciagurate scelte politiche, sta sconvolgendo intere comunità. Un controllo in questo caso affidato alla sensibilità del proprietario del locale, ma che in luoghi e contesti più sicuri viene esercitato per prassi da personale specializzato.

Gianfranco Bonanno

Comunità versus giochi, al convegno di Firenze le anime del gioco e le proposte delle istituzioni locali

Si è concluso ieri a Firenze il convegno “COMUNITÀ VERSUS GIOCHI: La proposta dei Comuni italiani“, organizzato da Anit e Anci in collaborazione con Anci Toscana e Lexgiochi nell’ambito della rassegna Dire&Fare. E’ stata una proficua giornata di studio e di confronto sul complesso settore del gioco pubblico, che ha visto il prezioso contributo di esponenti di primo piano del mondo giuridico, del terzo settore e della pubblica amministrazione. Presente anche l’industria del gioco con le sue rappresentanze più significative, che hanno animato il dibattito nel corso della tavola rotonda del pomeriggio.

Critiche all’attuale sistema regolatorio sono state espresse da più parti, chiamando direttamente in causa il legislatore e il lacunoso quadro normativo che governa un’attività economica sensibile e dalle svariate implicazioni, in particolare nelle aree del sociale e dell’ordine pubblico. Ma la vera novità di questo convegno è stato il diverso approccio culturale delle istituzioni locali e delle associazioni socio-sanitarie al problema: non più una chiusura tout-court al gioco d’azzardo in quanto tale, quanto piuttosto una sua diversa e accorta regolamentazione che consenta un livello sostenibile e coerente dell’offerta.

Non a caso, per la prima volta si sono confrontati in un pubblico dibattito i rappresentanti del gioco pubblico e quelli dei casinò, quest’ultimi dalla politica considerati come “qualcos’altro” rispetto ai primi. Tutti hanno convenuto sulla necessità di una previsione normativa organica che riesca a coniugare, anche nel nostro Paese, la domanda di intrattenimento con le esigenze di tutela del consumatore e con gli interessi generali di ordine economico e sociale.

Qui è possibile scaricare la relazione dell’Anit in formato pdf. Le relazioni sui profili giuridici saranno disponibli a breve sul sito dell’Anci. Per gli altri interventi rimandiamo ai singoli link alla cronaca dell’evento riportata sul sito dell’agenzia di stampa specializzata GiocoNews, che si ringrazia per la preziosa collaborazione.

Delrio (Anci): “Sul gioco il benessere della società non può essere messo da parte”

Delrio (Anci): “Il Governo doveva intervenire con una legge quadro sul gioco”

Nardella: “Anci ha costituito tavolo di lavoro con Lex Giochi e Anit”

Saccardi (Ass. Firenze): “Dal governo ci aspettiamo interventi più concreti su gioco”

Zerbetto (Alea): “Troppe lacune nel decreto Balduzzi su lea e pubblicità”

Benelli (Lex Giochi): “Così la legge Balduzzi cambia il settore gioco in Italia”

Frigerio (Federgioco): “Solo ora ci si accorge di conseguenze sociali di eccessiva offerta di gioco”

Marcotti (Sgi): “Gli operatori del gioco lecito puntano su giocatori sani”

Curcio (Sapar): “Ad amministrazioni locali fondi da gioco per controllo e disciplina del territorio”

Gianfranco Bonanno

Giochi e amministrazioni locali, Anci e Anit a convegno

Per venerdì 16 novembre è in programma a Firenze il convegno “Comunità versus giochi: la proposta dei Comuni italiani”. L’evento – organizzato da Anci, Anci Toscana e Anit in collaborazione con la rivista giuridica Lexgiochi – è collocato nell’ambito della rassegna “Dire&Fare – buone pratiche pubbliche per la PA che funziona”, che si svolgerà a Firenze alla Fortezza da Basso dal 14 al 16 novembre prossimi.

L’appuntamento – articolato in tre sessioni che occuperanno l’intera giornata di venerdì – sarà l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del complesso settore dei giochi pubblici, caratterizzato dalla necessità di contemperare esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, di salvaguardia delle entrate erariali e di protezione del consumatore con quelle, proprie delle comunità locali, di sicurezza urbana, gestione urbanistico-edilizia del territorio, commercio e salute pubblica.

Gli enti locali sono chiamati ogni giorno a confrontarsi con questa realtà economica in crescente espansione ed oggetto di una continua evoluzione normativa e giurisprudenziale, ma non ancora sorretta da un’organica disciplina legislativa idonea a definire le convergenti ma distinte competenze dei diversi livelli di governo, centrale e locale. Il fenomeno dei giochi, infatti, incide in misura rilevante sugli interessi di cui sono portatrici proprio le comunità locali; di fronte ad esso le Amministrazioni si sono trovate spesso impreparate perché prive dei necessari strumenti di intervento, sia nella fase autorizzatoria che in quella di controllo.

Durante la giornata di studio non mancheranno riferimenti anche al comparto dei casinò, alla loro congiuntura ormai strutturale, e alle mancate risposte da parte del legislatore alla quarantennale richiesta di nuove aperture. Per scaricare il programma del convegno in formato pdf cliccare sul link sottostante.

Programma convegno

 

Gianfranco Bonanno