Gap, scatta l’obbligo di informazione sui rischi di dipendenza

Da ieri è scattato l’obbligo, per i gestori dei locali pubblici che offrono prodotti di gioco, di esporre materiali informativi sui rischi connessi alla pratica dell’azzardo e sui relativi servizi di cura. Entrano così in vigore le disposizioni contenute nella legge 189/2012, che ha convertito il “decreto Balduzzi”.  “Se il gioco diventa un problema puoi chiedere aiuto”: è questo il messaggio contenuto nelle locandine che dovranno essere affisse, in modo ben visibile, nei luoghi in cui si può giocare d’azzardo, per informare i frequentatori sui rischi e sui servizi a cui ci si può rivolgere per avere assistenza per sé, per familiari o amici con dipendenza da gioco d’azzardo, e dunque ammalati.

“Il gioco d’azzardo patologico è una malattia che si può curare” viene esplicitato nella locandina che fornisce i riferimenti dei Servizi sanitari regionali a cui ci si può rivolgere per avere indirizzi e orari delle strutture dedicate a questa patologia. L’assistenza è gratuita in quanto il Gap (gioco d’azzardo patologico) rientra, in virtù della nuova legge, nei livelli essenziali di assistenza (Lea). Il servizio può essere richiesto anche in anonimato, rivolgendosi all’Associazione giocatori anonimi che opera in collaborazione con le Aziende sanitarie.

Gianfranco Bonanno

Legge stabilità, no al rinvio delle norme anti-ludopatie. Previsioni “maya” sul poker live

Avete letto la notizia sulle sale poker e sui provvedimenti di rinvio delle “disposizioni Balduzzi”? Ebbene, dimenticatela perchè non è vera. Naturalmente non si tratta di uno scherzo della nostra redazione (siamo a Natale, mica a carnevale…). E’ invece la metafora fedele del caos in cui annaspa il nostro sistema politico, istituzionale, mediatico. Con un blitz all’ultimo istante il governo ha infatti cancellato dal maxiemendamento alla legge di stabilità – oggi alla Camera per l’approvazione finale – la proroga al 30 giugno 2013 delle norme che limitano la pubblicità dei giochi contenute nel decreto Balduzzi. Un’inversione di rotta dovuta alla forte reazione di vari parlamentari ed esponenti di governo, molto critici sulle “nuove norme” introdotte dalla commissione Bilancio del Senato.

In merito interviene il ministero dell’Economia che in una nota precisa che l’emendamento in questione «è di provenienza parlamentare e trovava ragione nell’esigenza tecnica di determinare meglio i presupposti applicativi delle nuove disposizioni. Il Governo ha chiesto di non inserire tale proposta nel maxiemendamento in votazione. Rimane quindi ferma al 1° gennaio la decorrenza delle predette previsioni. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sta procedendo a fornire agli operatori le prime istruzioni necessarie per rendere immediatamente operative le norme in questione». Dunque, nessuno slittamento delle norme anti-ludopatie, che pertanto entreranno in vigore, come previsto, dal primo gennaio 2013.

L’altro capitolo riguarda il poker dal vivo. Nella stessa nota del Mef si legge che «l’ulteriore emendamento riguardante la proroga del termine legislativo relativo al “poker live” è stato proposto dal Governo ai relatori, in quanto non è stato ancora possibile, per ragioni tecniche, emanare il regolamento che avrebbe dovuto disciplinare il nuovo gioco e, in ogni caso, anche in funzione di una riflessione in corso sulla opportunità di introdurlo in concreto, soprattutto per le difficoltà dei controlli sulla regolarità del gioco e per la prevenzione di eventuali fenomeni illeciti». Il governo ha quindi «proposto alla Commissione Bilancio di predisporre un emendamento soppressivo, sottoscritto dai senatori Pichetto Fratin e Bonfrisco, ed approvato in Commissione Bilancio, in quanto è emersa l’esigenza di una copertura finanziaria, al momento non disponibile. Resta comunque ferma l’esigenza di ulteriori valutazioni che potrebbero portare alla abrogazione della previsione di questo nuovo gioco, che per la prima volta vedrebbe fisicamente interagire i giocatori».

Gli stessi relatori del disegno di legge di stabilità in Senato, Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), hanno spiegato che «la legge di stabilità nulla dispone sulle gare per l’apertura di sale da gioco per il poker sportivo» in quanto la norma in questione «era prevista dalla manovra Tremonti dell’estate scorsa e, siccome il bando ritardava, il Governo aveva chiesto una proroga di sei mesi. Ma, trattandosi di una norma onerosa secondo il parere della Ragioneria generale dello Stato, ci è stato chiesto di eliminarla e abbiamo presentato un emendamento in merito. Quindi abbiamo ripristinato le disposizioni originarie».

La prossima puntata a dopo l’approvazione finale del disegno di legge, prevista per il pomeriggio di oggi. Dopo di che buone feste a tutti, con l’augurio che le previsioni Maya si avverino.

Gianfranco Bonanno

Decreto Stabilità, il gioco tiene banco

Le mille sale da poker si faranno. Smentendo le previsioni (o meglio, le promesse) del dg di Aams, Luigi Magistro, che nei giorni scorsi aveva dichiarato di voler mettere un freno al dilagare dei giochi, nell’ultima versione del decreto Stabilità in corso di approvazione al Senato si stabilisce invece che il bando di gara per le mille concessioni novennali per il poker live avverrà secondo i tempi previsti, ovvero entro il prossimo gennaio. Il “colpo di mano” si è consumato attraverso un emendamento omnibus approvato in commissione Bilancio del Senato nel quale si dispone anche l’aumento, a partire dal 1° gennaio, del prelievo erariale (dal 4,5% al 5%) sulle Videolotterie e l’entrata in vigore della tassa sulla fortuna, l’addizionale del 6% sulle vincite oltre i 500 euro realizzate alle medesime.

Nel provvedimento si stabilisce inoltre la proroga al 30 giugno per le norme sulla pubblicità del gioco e per il decreto interdirigenziale anti-ludopatia. In pratica, si rimandano, con un concreto rischio-dissolvimento, le disposizioni del decreto Balduzzi che sarebbero dovute entrare in vigore tra pochi giorni.
Un’altra vittoria delle lobby del gioco pubblico? Sono in molti a pensarla così. Dalla senatrice Binetti (Udc) che bolla come «vergognose le modifiche apportate sul gioco d’azzardo» al senatore Lauro (pdl) che parla di un «ultimo colpo alle famiglie italiane».

Intanto si susseguono, sempre più concitate, le dichiarazioni dei leader. A un Berlusconi che pensa di tagliare l’Imu con i soldi dei giochi (la proposta trapela dalla registrazione della puntata odierna di Porta a Porta), fa eco il ministro Riccardi che avverte del rischio di questa soluzione (dichiarazione Ansa). Insomma, niente di nuovo sotto il sole.

Gianfranco Bonanno

Sussulti di moralità, alle Poste si ribellano ai «gratta e vinci»

Dopo la barista antislot, ecco la postina antigrattata. E’ lo spaccato di un’Italia che ha perso la pazienza. Per ora solo nei confronti dell’invasione barbarica di slot e gratta e vinci. A Cremona, giorni fa, la proprietaria di un bar  ha spento le slot del suo locale «perchè non sopportava più di vedere persone che si rovinavano con questi diabolici apparecchi». L’altro ieri a Taranto, in una lettera indirizzata ai sindacati di categoria e pubblicata sui siti di Uil Poste e Ugl Comunicazioni, l’impiegata di un ufficio postale ha espresso il suo profondo disagio perchè «non rientra tra i (suoi) principi morali vendere gratta e vinci a pensionati e casalinghe».

Secondo la sportellista – una «sognatrice», come si definisce, «una che crede ancora che possa esserci un mondo migliore» – è un autentico controsenso dispensare “tagliandi della speranza” a famiglie sempre più vittime di questo vizio, mentre aumenta il numero di coloro che fanno ricorso a centri di recupero per la dipendenza dal gioco d’azzardo. Un sussulto di moralità, da nord a sud del Paese, sicuramente confortante in tempi di cieco relativismo e ancor di più apprezzabile se si considera che origina da una sensibilità femminile lontana anni luce da quella, più opaca, che ci restituisce il mondo del gossip.

Sulla questione sollevata dalla lavoratrice di Taranto, ripresa da quasi tutti i media nazionali, intervengono anche le associazioni dei consumatori. «È giusto che le Poste si pongano il problema che lamenta la dipendente» osserva il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi. Molto istituzionale, invece, la replica di Poste italiane: «la lettera fa capo alle organizzazioni sindacali, che hanno a disposizione il tavolo delle relazioni industriali per presentare le loro istanze». Un tono decisamente “neutro”, forse nel timore di dover rinunciare anche ai proventi dai “grattini” dopo i soldi (sei milioni di euro) buttati al vento l’anno scorso, quando Postemobile è stata costretta per “ragioni di opportunità” a fare marcia indietro sulla concessione del gioco online.

Gianfranco Bonanno

Poker live, Aams gioca la sua mano peggiore

Le mille nuove sale per il poker live non ci saranno. Almeno per il momento. L’annuncio shock (per il vasto popolo degli appassionati della “disciplina sportiva”) è del numero uno dei Monopoli di Stato, Luigi Magistro, il quale, in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico Avvenire, conferma di voler mettere un freno al dilagare dei giochi d’azzardo e delle patologie ad essi collegate, compresa «l’esistenza di un segmento di illegalità ancora troppo esteso».

Vittoria dell’ortodossia clericale o schizofrenia dell’attuale dirigenza di Aams? In entrambi i casi la neonata agenzia delle Dogane e dei Monopoli (e per essa il soggetto istituzionale di riferimento) offre un quadro sconcertante della visione politica che ispira e governa il mondo dei giochi. Da tempo il giornale di Oltretevere ha avviato una violenta campagna contro l’invasione dei giochi di stato e i danni sociali che ne derivano. Una denuncia condivisibile da chiunque abbia un minimo di buon senso. Ma una cosa è denunciare, altro è proporre rimedi alle contraddizioni di un sistema che – in nome di una presunta lotta all’illegalità e per conto di prosaici interessi di cassa – normalizza nel modo peggiore un’attività che richiederebbe ben altro approccio culturale.

In un Paese in cui è vietato perfino pronunciare la parola “casinò” (dove l’offerta del gioco d’azzardo è localizzata e quindi più facilmente controllabile), si consentono le forme di gioco più pervasive e assuefacenti, che sfuggono a un reale ed efficace monitoraggio sotto il profilo della compatibilità sociale, mentre si rimette l’intero processo di valutazione a una mera congruità erariale.

Di poker dal vivo si parla da tre anni. Ad attenderlo sono innanzitutto i concessionari, che puntano proprio sul poker fisico per ridisegnare un’offerta complessiva di gioco che dia un senso di reale intrattenimento alle migliaia di “ambienti dedicati” (all’oblìo esistenziale) sparsi lungo lo Stivale. Ma in ansia sono anche i milioni di grinders che affollano le room sul web e che si masturbano il cervello davanti ai computer di casa, convinti di aver trovato lavoro e “socializzando” con qualche invettiva via chat. La dimensione virtuale svela il triste tòpos antropologico verso cui si incammina l’uomo del terzo millennio. Ma gli “esperti” del ministero dell’Economia non conoscono queste realtà. E neppure i clerico-giornalisti.

Gianfranco Bonanno