DECRETO BALDUZZI A RISCHIO ILLEGITTIMITA’, MATERIA DEL CONTENDERE: LE NORME SUL GIOCO

Ancora una volta le questioni di gioco approdano alla Corte Costituzionale. Un bolso e triste copione (noi dell’Anit ne sappiamo qualcosa visto il secolare regime di deroga che “regola” l’istituzione dei casinò), che rivela l’insipienza del legislatore nell’affrontare una materia delicata e dai mille risvolti etici e socio-economici, nel nostro Paese evidentemente considerati irrisolvibili e destinati a un perenne limbo normativo. Questa volta, a innescare il ricorso alla Consulta è una sentenza del Tar Piemonte che rileva un «vuoto normativo» nelle recenti disposizioni del decreto Balduzzi laddove si esclude la competenza dei Comuni ad adottare provvedimenti volti a limitare l’uso degli apparecchi di gioco sul territorio.

In particolare, il vulnus individuato dai giudici amministrativi consiste nel conflitto di competenze tra amministrazione locale e monopoli di Stato circa la regolazione degli apparecchi di gioco, anche alla luce delle disposizioni contenute nel decreto Balduzzi che introduce norme innovative in materia di contrasto alla ludopatia. I provvedimenti che riguardano la ricollocazione delle sale slot nei pressi dei luoghi sensibili «non tutelano la salute pubblica» perchè «non tengono conto delle autorizzazioni rilasciate in data anteriore al decreto».

Nell’ordinanza di rinvio dei giudici piemontesi, pubblicata sul sito specializzato LexGiochi.it (dove è possibile scaricare il testo completo), si legge inoltre che il potere del sindaco incide sull’apertura e chiusura delle sale, ma non sul funzionamento orario di apparecchi che offrono «gioco lecito e non certo gioco d’azzardo». In forza di tale conflitto di attribuzione, «sussiste la rilevanza della questione di costituzionalità», dal momento che si riscontra  sia «l’assenza di una disciplina regolatrice a livello locale» sia «la volontà del legislatore statale di escludere Regioni e Comuni dall’esercizio delle funzioni in materia».

La causa ha avuto origine da un ricorso presentato contro il provvedimento del sindaco di Rivoli, che aveva disposto limitazioni orarie all’utilizzo e funzionamento delle slot: nei locali presenti sul territorio comunale le macchine potevano essere accese solo tra le 12 e le 23. Una misura presa con l’obiettivo di tutelare le fasce deboli della popolazione e arginare l’offerta di gioco soprattutto in determinati periodi della giornata.

Al di là delle questioni procedurali e di merito, non possiamo non notare come, ancora una volta, in diritto e in giurisprudenza si continui a perpetrare il tragico equivoco che regge l’impianto normativo sul gioco pubblico: gioco lecito vs gioco d’azzardo, dimenticando che le due nozioni non sono tra loro in contrasto. La prima, infatti, definisce gli ambiti giuridici, la seconda qualifica la natura dell’attività. Più correttamente si dovrebbe quindi parlare di “gioco d’azzardo legale” ovvero di “gioco d’alea di Stato”.

Gianfranco Bonanno

ANCI E ANIT INSIEME PER UNA NORMATIVA CHIARA SULLE SALE GIOCHI. CONVEGNO A FINE OTTOBRE

Una normativa chiara che risolva il conflitto di competenze tra questure e amministrazioni locali in materia di regolamentazione delle sale giochi,  riconoscendo ai sindaci un ruolo più incisivo, rispetto a quanto previsto dal decreto Balduzzi, sull’esercizio di tali attività; interesse per il format kursaal come modello per assicurare maggior controllo e ricadute positive sul territorio. Queste, in sintesi, le considerazioni svolte oggi in tema di gioco nella riunione di direttivo della commissione Attività produttive dell’Anci.

I lavori sono stati coordinati dal responsabile Dario Nardella, vicesindaco di Firenze, il quale ha annunciato di voler avanzare, già nelle prossime settimane, una proposta di riordino complessivo del settore dei giochi. Era presente anche l’Anit che ha ribadito come nell’attuale scenario sia opportuno un coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali circa l’offerta dei prodotti di gioco. E ciò può avvenire solo attraverso una partnership con i concessionari di Stato con i quali, in assenza di norme risolutive, avviare un percorso condiviso che tenga conto dei costi sociali, delle problematiche collegate alla sicurezza urbana ma anche di possibili ricadute positive sul territorio, in particolare in termini di promozione turistica e di occupazione. Insomma, un modo per convivere con un problema riducendone e traformandone la portata.

E’ stata peraltro accolta con convinzione la proposta dell’Anit di organizzare un momento di discussione “alta” sull’argomento gioco, mettendone in evidenza gli aspetti politici, giuridici e sociologici. Si è deciso, pertanto, di organizzare un convegno al quale saranno invitati esponenti di primo piano del mondo istituzionale, politico, accademico e dei concessionari di Stato. Il convegno, a cui collaborerà anche la rivista giuridica Lex Giochi, è programmato per fine ottobre presso la sede dell’Anci a Roma.

Gianfranco Bonanno

GIOVANARDI: «SI VIETANO I CASINO’ MENTRE IL GIOCO DILAGA. CHE PARADOSSO!»

Se non fosse per le sue note posizioni integraliste, la sortita odierna del senatore Carlo Giovanardi potrebbe far ben sperare i sostenitori dei nuovi casinò. In un intervento in commissione Giustizia – riunita congiuntamente con la commissione Finanze in sede referente per l’esame di sei disegni di legge sul gioco -  il “talebano” di Modena ha richiamato l’attenzione sulla «paradossale situazione del nostro paese in materia di gioco, per la quale da un lato è stata vietata l’istituzione di nuovi casinò e dall’altra è stata invece ammessa in modo indiscriminato l’apertura di sale da gioco nelle quali è possibile perdere ingenti somme di denaro. Una situazione alla quale il legislatore deve una volta per tutte porre rimedio, soprattutto se si considera che il problema delle ludopatie sta assumendo una rilevanza preoccupante in termini sociali».

Nessuno pensa che un pasdaran del proibizionismo possa improvvisamente sciogliersi dalle sue rigidità: dunque crediamo che le parole di Giovanardi siano dirette solo a denunciare una situazione paradossale. Ma se qualcuno gli spiegasse (a lui come ad altri parlamentari) che i casinò potrebbero davvero rappresentare la soluzione per contrastare l’allarmante fenomeno della proliferazione del gioco d’azzardo, contenendone e riducendone a percentuali fisiologiche l’impatto sociale, economico e sanitario, forse anche le menti più oltranziste si convincerebbero che è arrivato il momento di “osare”. Ovvero di ridisegnare tutta la materia con una legge quadro che sgombri il campo dalle mille alchimie giuridiche, a incominciare dall’artificioso distinguo tra “gioco d’azzardo” praticato nei casinò e “gioco pubblico” benedetto dallo Stato. Una dicotomia concettuale infausta sulla quale poggia tutto l’impianto normativo che regola l’attuale sistema concessorio del cosiddetto gioco legale.

Di sicuro non era questo lo scenario auspicato dalla Corte costituzionale quando, intervenendo sulla questione delle autorizzazioni dei nuovi casinò, invitò (ben due volte) il Parlamento a porre rimedio a una situazione di estrema disorganicià in materia di gioco d’azzardo.

Gianfranco Bonanno

DECRETO SANITA’, I COMUNI POSSONO INDICARE L’UBICAZIONE DELLA SALE GIOCHI

La cesellatura finale (?) del testo sulla Sanità (arrivato sul Colle in serata per la firma) ha prodotto un’ulteriore modifica della famigerata distanza delle slot machines dai luoghi sensibili. Il decreto ora non prescrive più soglie precise (né di 500 né di 200 metri), ma suggerisce parametri, formati anche dalle indicazioni fornite dai Comuni, a cui Aams deve ispirarsi. Il testo, infatti, recita che «l’amministrazione dei Monopoli, cui compete la programmazione, terrà conto delle indicazioni contenute nel decreto anche sulla base di proposte presentate dai sindaci e dalle rappresentanze dei Comuni». Si tratta di un cambiamento che, previa verifica della sua concretezza, potrebbe finalmente risolvere un po’ di beghe tra concessionari e amministrazioni locali.

Il ministro Balduzzi ha poi spiegato che il decreto prevede «una pianificazione di almeno cinquemila controlli all’anno» per prevenire il fenomeno del gioco minorile. Ai minori di 18 anni  è vietato l’ingresso nelle sale scommesse e videolotteries. Il titolare del punto vendita di gioco è tenuto a chiedere un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.

Per quanto riguarda la pubblicità le relative disposizioni avranno efficacia dal 1° gennaio 2013. Il comma 4 dell’articolo 7 del decreto vieta la diffusione di messaggi pubblicitari per qualsiasi via (radio, tv, cinema, internet) «rivolti a incitare al gioco o ad esaltarne la pratica», oltre a quelli in cui sono presenti minori nel corso delle trasmissioni rivolte ai giovani. Sparisce però l’indicazione della “fascia protetta” (dalle 16 alle 19,30) relativa agli spot in tv. Inoltre, per evitare forme di pubblicità ingannevole, nella comunicazione dei giochi con vincita in denaro sarà obbligatorio indicare il rischio di dipendenza e la possibilità di conoscere le reali probabilità di vincita. Gli stessi avvertimenti devono essere riprodotti «anche sulle schedine e sui tagliandi di gioco», oltre che su slot e videolotteries, nei punti vendita di scommesse e sui siti internet. Ricordiamo che il settore dei giochi ha speso in pubblicità nel 2011 oltre un miliardo di euro.

La violazione delle norme sulla pubblicità previste dal comma 4 dell’articolo 7 sarà punita con una sanzione amministrativa da 100 mila a 500 mila euro per il committente del messaggio pubblicitario e per chi lo trasmette. L’inosservanza delle disposizioni che obbligano a indicare il rischio di dipendenza e le probabilità di vincita costerà al concessionario una sanzione pari a 50 mila euro. Stessa sanzione anche per i gestori delle sale slot e vlt che violano la norma. Saranno i Monopoli di Stato a contestare gli illeciti e a irrogare le sanzioni previste.

Gianfranco Bonanno

ALEMANNO ANTICIPA IL GOVERNO SULLE SLOT. ANCI AL LAVORO PER SOLUZIONI CONDIVISE

Mentre i tecnici del ministero della Sanità, dopo l’approvazione del cdm di mercoledì scorso del decreto Balduzzi, stanno ancora lavorando sul testo definitivo (il contrasto è proprio su alcune disposizioni sui giochi, in particolare la distanza minima dei locali con slot dai luoghi sensibili), a Roma il sindaco Alemanno ha annunciato che nella prossima settimana sarà varato un regolamento molto restrittivo in materia di installazione di apparecchi automatici e sulla vicinanza di questi da luoghi a rischio come scuole, ospedali e chiese.

Si tratta – secondo le dichiarazioni del primo cittadino – di una vera e propria stretta sulle sale giochi e le slot-machine, che riprenderà le linee guida del decreto Balduzzi dopo il parziale dietro-front del ministro sulla distanza minima, passata da 500 a 200 metri e solo per le nuove concessioni. A prescindere dall’esito finale, la giunta capitolina ha deciso di andare avanti da sola e di risolvere una volta per tutte il problema, anche per dare un segnale forte in tempi di crisi dove il rischio di scorciatoie esistenziali è sempre più in agguato, con conseguenze sociali molto pericolose. «In un momento di crisi economica, dove chi è in difficoltà può cercare nella fortuna o nel guadagno una via d’uscita alle difficoltà giornaliere, è compito dell’Amministrazione salvaguardare le fasce più fragili e deboli della popolazione», conferma Alemanno.

A Roma negli ultimi anni le sale giochi si sono moltiplicate a macchia d’olio e il fenomeno è in costante crescita. Oggi in città ci sono 19 sale bingo, 500 agenzie di scommesse, decine di mini-casinò e oltre 3.000 ricevitorie tra lotto e superenalotto. Solo lo scorso anno a Roma sono stati spesi oltre 5 miliardi di euro in questi giochi. Nei mini casinò si spendono in media circa 300 milioni al mese. Ciò che il Campidoglio vuole scongiurare è l’aumento delle ludopatie, soprattutto tra i minori e gli anziani. Il provvedimento sarà accompagnato anche da una serie di campagne di sensibilizzazione (ad esempio nelle scuole) sull’uso prudente del gioco d’azzardo.

L’esempio di Roma non è il solo. Sono tanti i Comuni, da Sud a Nord del Paese, che cercano di arginare il fenomeno della proliferazione delle slot con ordinanze ad hoc, spesso però vanificate dai Tar. Il problema è alla stretta attenzione dell‘Anci – l’associazione dei Comuni italiani – che, insieme con Anit e Lex giochi, sta studiando i vari aspetti giuridici, amministrativi e tecnici per superare l’impasse creato da una deregulation normativa i cui effetti sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Gianfranco Bonanno