Decreto Stabilità, il gioco tiene banco

Le mille sale da poker si faranno. Smentendo le previsioni (o meglio, le promesse) del dg di Aams, Luigi Magistro, che nei giorni scorsi aveva dichiarato di voler mettere un freno al dilagare dei giochi, nell’ultima versione del decreto Stabilità in corso di approvazione al Senato si stabilisce invece che il bando di gara per le mille concessioni novennali per il poker live avverrà secondo i tempi previsti, ovvero entro il prossimo gennaio. Il “colpo di mano” si è consumato attraverso un emendamento omnibus approvato in commissione Bilancio del Senato nel quale si dispone anche l’aumento, a partire dal 1° gennaio, del prelievo erariale (dal 4,5% al 5%) sulle Videolotterie e l’entrata in vigore della tassa sulla fortuna, l’addizionale del 6% sulle vincite oltre i 500 euro realizzate alle medesime.

Nel provvedimento si stabilisce inoltre la proroga al 30 giugno per le norme sulla pubblicità del gioco e per il decreto interdirigenziale anti-ludopatia. In pratica, si rimandano, con un concreto rischio-dissolvimento, le disposizioni del decreto Balduzzi che sarebbero dovute entrare in vigore tra pochi giorni.
Un’altra vittoria delle lobby del gioco pubblico? Sono in molti a pensarla così. Dalla senatrice Binetti (Udc) che bolla come «vergognose le modifiche apportate sul gioco d’azzardo» al senatore Lauro (pdl) che parla di un «ultimo colpo alle famiglie italiane».

Intanto si susseguono, sempre più concitate, le dichiarazioni dei leader. A un Berlusconi che pensa di tagliare l’Imu con i soldi dei giochi (la proposta trapela dalla registrazione della puntata odierna di Porta a Porta), fa eco il ministro Riccardi che avverte del rischio di questa soluzione (dichiarazione Ansa). Insomma, niente di nuovo sotto il sole.

Gianfranco Bonanno

Sussulti di moralità, alle Poste si ribellano ai «gratta e vinci»

Dopo la barista antislot, ecco la postina antigrattata. E’ lo spaccato di un’Italia che ha perso la pazienza. Per ora solo nei confronti dell’invasione barbarica di slot e gratta e vinci. A Cremona, giorni fa, la proprietaria di un bar  ha spento le slot del suo locale «perchè non sopportava più di vedere persone che si rovinavano con questi diabolici apparecchi». L’altro ieri a Taranto, in una lettera indirizzata ai sindacati di categoria e pubblicata sui siti di Uil Poste e Ugl Comunicazioni, l’impiegata di un ufficio postale ha espresso il suo profondo disagio perchè «non rientra tra i (suoi) principi morali vendere gratta e vinci a pensionati e casalinghe».

Secondo la sportellista – una «sognatrice», come si definisce, «una che crede ancora che possa esserci un mondo migliore» – è un autentico controsenso dispensare “tagliandi della speranza” a famiglie sempre più vittime di questo vizio, mentre aumenta il numero di coloro che fanno ricorso a centri di recupero per la dipendenza dal gioco d’azzardo. Un sussulto di moralità, da nord a sud del Paese, sicuramente confortante in tempi di cieco relativismo e ancor di più apprezzabile se si considera che origina da una sensibilità femminile lontana anni luce da quella, più opaca, che ci restituisce il mondo del gossip.

Sulla questione sollevata dalla lavoratrice di Taranto, ripresa da quasi tutti i media nazionali, intervengono anche le associazioni dei consumatori. «È giusto che le Poste si pongano il problema che lamenta la dipendente» osserva il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi. Molto istituzionale, invece, la replica di Poste italiane: «la lettera fa capo alle organizzazioni sindacali, che hanno a disposizione il tavolo delle relazioni industriali per presentare le loro istanze». Un tono decisamente “neutro”, forse nel timore di dover rinunciare anche ai proventi dai “grattini” dopo i soldi (sei milioni di euro) buttati al vento l’anno scorso, quando Postemobile è stata costretta per “ragioni di opportunità” a fare marcia indietro sulla concessione del gioco online.

Gianfranco Bonanno

Poker live, Aams gioca la sua mano peggiore

Le mille nuove sale per il poker live non ci saranno. Almeno per il momento. L’annuncio shock (per il vasto popolo degli appassionati della “disciplina sportiva”) è del numero uno dei Monopoli di Stato, Luigi Magistro, il quale, in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico Avvenire, conferma di voler mettere un freno al dilagare dei giochi d’azzardo e delle patologie ad essi collegate, compresa «l’esistenza di un segmento di illegalità ancora troppo esteso».

Vittoria dell’ortodossia clericale o schizofrenia dell’attuale dirigenza di Aams? In entrambi i casi la neonata agenzia delle Dogane e dei Monopoli (e per essa il soggetto istituzionale di riferimento) offre un quadro sconcertante della visione politica che ispira e governa il mondo dei giochi. Da tempo il giornale di Oltretevere ha avviato una violenta campagna contro l’invasione dei giochi di stato e i danni sociali che ne derivano. Una denuncia condivisibile da chiunque abbia un minimo di buon senso. Ma una cosa è denunciare, altro è proporre rimedi alle contraddizioni di un sistema che – in nome di una presunta lotta all’illegalità e per conto di prosaici interessi di cassa – normalizza nel modo peggiore un’attività che richiederebbe ben altro approccio culturale.

In un Paese in cui è vietato perfino pronunciare la parola “casinò” (dove l’offerta del gioco d’azzardo è localizzata e quindi più facilmente controllabile), si consentono le forme di gioco più pervasive e assuefacenti, che sfuggono a un reale ed efficace monitoraggio sotto il profilo della compatibilità sociale, mentre si rimette l’intero processo di valutazione a una mera congruità erariale.

Di poker dal vivo si parla da tre anni. Ad attenderlo sono innanzitutto i concessionari, che puntano proprio sul poker fisico per ridisegnare un’offerta complessiva di gioco che dia un senso di reale intrattenimento alle migliaia di “ambienti dedicati” (all’oblìo esistenziale) sparsi lungo lo Stivale. Ma in ansia sono anche i milioni di grinders che affollano le room sul web e che si masturbano il cervello davanti ai computer di casa, convinti di aver trovato lavoro e “socializzando” con qualche invettiva via chat. La dimensione virtuale svela il triste tòpos antropologico verso cui si incammina l’uomo del terzo millennio. Ma gli “esperti” del ministero dell’Economia non conoscono queste realtà. E neppure i clerico-giornalisti.

Gianfranco Bonanno

Campione, il casinò nelle mani del Comune

Sarà il Comune il solo azionista del casinò di Campione. Gli altri enti – Provincia di Lecco e di Como e Camera di Commercio di Lecco – cederanno dunque le rispettive quote che detenevano nella società di gestione della casa da gioco. La disposizione è contenuta nella legge di conversione del decreto sugli enti territoriali, approvata venerdì scorso e pubblicata sul supplemento ordinario numero 206 alla Gazzetta Ufficiale del 7 dicembre. All’articolo 10 bis si stabilisce la costituzione di una nuova società di gestione per il casino dell’enclave, che avrà come socio unico appunto il Comune. Oltre i 130 milioni di franchi di incassi, comunque, una percentuale sarà destinata alle province.

«Finisce un’anomalia», ha dichiarato soddisfatta il sindaco Maria Paola Piccaluga, che da anni auspiscava una “normalizzazione” della compagine azionaria sull’esempio di quanto accade nelle altre tre case da gioco, i cui soggetti di riferimento sono enti locali (i Comuni nel caso di Venezia e di Sanremo) o territoriali (la Regione nel caso di Saint Vincent). «Avremo una maggiore e più celere capacità di intervento» ha detto ancora Piccaluga, che tuttavia non nasconde le tante difficoltà del momento: una crisi generalizzata a cui si aggiungono una spietata concorrenza e il cambio sfavorevole euro-franco.

Intorno al casinò ruota gran parte dell’economia locale e la quota spettante al Comune servirà per la copertura del bilancio pubblico. «Anche se – ammette la “sindachessa” – essendo socio unico, la coperta dovrà bastare per due». Intanto l’amministrazione dovrà affrontare il disequilibrio di bilancio per il 2012 e operare tagli per 22 milioni di franchi per il 2013 e il 2014.

Gianfranco Bonanno

Rivoluzione slot, una genialata! Si gioca sul web: meno tasse e fine delle polemiche

E’ il giorno delle slot online. Così come annunciato nei mesi scorsi, le “macchinette mangiasoldi” fanno il loro debutto sul web e, dopo aver invaso le strade, entrano direttamente nelle case degli italiani. A partire da oggi si può giocare seduti comodamente in poltrona (e al riparo da sguardi indiscreti) sui siti di 53 concessionari autorizzati dai Monopoli di Stato. Tecnicamente si tratta di una fase di sperimentazione che si protrarrà per tutto dicembre, con la possibilità di giocare solo il primo (oggi) e il terzo lunedì del mese. Da gennaio i rulli possono girare h24.

Come al solito, la motivazione di quest’ennesima offerta di gioco risiede nel “contrasto al gioco illegale”. Dove per illegale si intende l’offerta degli operatori che non pagano le tasse nel nostro Paese. Secondo studi non ufficiali, il business del gioco online degli operatori offshore o comunque privi di concessione italiana si aggira intorno ai cinque miliardi di euro, con un danno all’Erario stimato in un centinaio di milioni, mentre il mobile gaming (computer, tablet e smartphone) crescerà almeno del 4/5% l’anno nel prossimo triennio.

Ma i timori più grossi per i concessionari venivano dalla possibile sovrapposizione (e quindi dalla concorrenza) con le slot “fisiche”. Pericolo scongiurato – o quantomeno attutito –  grazie a un provvidenziale codicillo inserito nel Dl Balduzzi, di recente approvazione, con il quale si stabilisce che non si potrà giocare online da esercizi pubblici. Anzi «è vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari online» o dai soggetti privi di concessione.

Si completa così, tra mille polemiche, il portafoglio dei giochi pubblici. Il direttore generale dei Monopoli, Luigi De Magistro, ha infatti annunciato l’intenzione di «frenare ogni ulteriore espansione del settore del gioco, sia per l’offline che per l’online». Giusto una nota per concludere: le web slot rientrano nel portafoglio dei giochi telematici, i cosiddetti casino games, tassati al 3%. Le slot nei bar subiscono invece un prelievo del 12% circa, che potrebbe aumentare di un punto (con conseguente ribasso del payout al 74%) se passerano alcuni emendamenti disseminati qua e là tra i vari decreti in discussione. Visto che il gettito dalle macchinette mangiasoldi equivale, per i nostri parlamentari, a una enorme vacca da mungere, vuoi vedere che qualcuno più furbo ha tolto loro la vacca e il latte? E – ciliegina sulla torta – risolvendo anche il “problema sociale” (tanto i morti in casa non fanno notizia…)

Gianfranco Bonanno