Giochi e amministrazioni locali, Anci e Anit a convegno

Per venerdì 16 novembre è in programma a Firenze il convegno “Comunità versus giochi: la proposta dei Comuni italiani”. L’evento – organizzato da Anci, Anci Toscana e Anit in collaborazione con la rivista giuridica Lexgiochi – è collocato nell’ambito della rassegna “Dire&Fare – buone pratiche pubbliche per la PA che funziona”, che si svolgerà a Firenze alla Fortezza da Basso dal 14 al 16 novembre prossimi.

L’appuntamento – articolato in tre sessioni che occuperanno l’intera giornata di venerdì – sarà l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del complesso settore dei giochi pubblici, caratterizzato dalla necessità di contemperare esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, di salvaguardia delle entrate erariali e di protezione del consumatore con quelle, proprie delle comunità locali, di sicurezza urbana, gestione urbanistico-edilizia del territorio, commercio e salute pubblica.

Gli enti locali sono chiamati ogni giorno a confrontarsi con questa realtà economica in crescente espansione ed oggetto di una continua evoluzione normativa e giurisprudenziale, ma non ancora sorretta da un’organica disciplina legislativa idonea a definire le convergenti ma distinte competenze dei diversi livelli di governo, centrale e locale. Il fenomeno dei giochi, infatti, incide in misura rilevante sugli interessi di cui sono portatrici proprio le comunità locali; di fronte ad esso le Amministrazioni si sono trovate spesso impreparate perché prive dei necessari strumenti di intervento, sia nella fase autorizzatoria che in quella di controllo.

Durante la giornata di studio non mancheranno riferimenti anche al comparto dei casinò, alla loro congiuntura ormai strutturale, e alle mancate risposte da parte del legislatore alla quarantennale richiesta di nuove aperture. Per scaricare il programma del convegno in formato pdf cliccare sul link sottostante.

Programma convegno

 

Gianfranco Bonanno

Giochi pubblici: crescono quelli a maggior payout, diminuiscono le entrate erariali

Sono stati pubblicati ieri sul sito di Aams i dati sull’industria dei giochi relativi al periodo gennaio-agosto 2012. La raccolta dei primi otto mesi è stata di 56,5 miliardi di euro, in crescita di 8,2 miliardi rispetto al medesimo periodo 2011 (48,3 miliardi), pari a un + 16,6%. Contemporaneamente, scende di circa il 4,7% la spesa dei giocatori, che tocca quota 11,2 miliardi, conseguenza di una maggiore distribuzione delle vincite che “pesano” per 45,2 miliardi (+23,8% sul periodo precedente).

L’erario incassa circa 5,3 miliardi, pari a poco meno del 10% sulla raccolta complessiva. In termini assoluti il gettito diminuisce di circa 800 milioni (9%) rispetto al corrispondente periodo 2011 (6,1 miliardi incassati). La spiegazione di tale contrazione è da ricercare nell’aumento del consumo di giochi a maggior payout e a più bassa aliquota di tassazione, quali casino games e poker cash. Quest’ultimi passano da 1,5 miliardi a 8,4 miliardi, mentre calano gli skill games (i giochi di abilità in modalità torneo) che raccolgono “solo” 859 milioni a fronte di 1,8 miliardi dell’esercizio precedente, garantendo 50 milioni allo Stato sui 75 complessivi del comparto online.

Oltre il 55% del mercato è costituito da new slot e Vlt, che insieme raccolgono 31,2 miliardi e versano all’erario 2,7 miliardi (il 49,5% del totale). Al secondo posto si piazzano i gratta e vinci, con una raccolta di quasi 6,5 miliardi e premi per 5 miliardi  (875 milioni all’erario). Segue il Lotto (4 miliardi di raccolta, 2,7 in vincite e circa 1 miliardo allo Stato); poi via via gli altri giochi, tra i quali si distingue in negativo per volume il superenalotto, in flessione di quasi il 25% (da 1,65 miliardi a 1,25).

Gianfranco Bonanno

Senato, fiducia al dl Balduzzi. Le misure sui giochi

Il decreto Balduzzi sulla salute è legge. Con 181 voti favorevoli, 43 contrari e 23 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato stamattina il testo licenziato dalla Camera, sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia. Come è noto, il provvedimento sulla tutela della salute contiene misure relative al comparto dei giochi. In particolare, all’articolo 5 è previsto l’inserimento della ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), mentre all’articolo 7 si dispongono: 1) limiti alla pubblicità al fine di tutelare i minori e le fasce deboli; 2) l’obbligo di indicare la probabilità di vincita per le varie tipologie di giochi; 3) norme per una «progressiva ricollocazione» degli apparecchi esistenti, sulla base di criteri relativi alle distanze dai luoghi sensibili, che dovranno essere concordate con i sindaci. Saranno inoltre intensificati (10 mila) i controlli annuali nelle sale diretti al contrasto del gioco minorile.

Il provvedimento ha avuto un iter parlamentare alquanto tormentato: sono stati presentati circa 1.300 emendamenti tra Commissioni e Assemblea. Proprio sui giochi si sono registrate le maggiori divergenze con il governo, accusato di aver «annacquato le norme», più rigide e vincolanti soprattutto in tema di distanze minime e pubblicità. Per il ministro si è comunque «aperta una finestra» sul fenomeno della dipendenza da gioco, anche se il testo complessivo «è certamente migliorabile nel corso della legislatura».

Gianfranco Bonanno

L’Europa vara un Piano d’azione per il gioco online. Comparto a quota 85 miliardi

Mentre in Italia i Monopoli di Stato stanno ultimando le procedure per l’assegnazione di ulteriori duemila concessioni per le scommesse sportive, a Strasburgo la Commissione Europea presenta i dati 2011 sul gioco online. Il comparto cresce a ritmi vertiginosi: poco meno di 85 miliardi di euro il volume d’affari (+ 3% sul periodo precedente), mentre i consumatori rasentano quota sette milioni. Crescono anche  i ricavi degli operatori, al netto delle vincite realizzate dai giocatori: 9,3 miliardi nel 2011 (+40% sull’anno scorso), che si stima arriveranno a 13 miliardi nel 2015 quando la fruibilità dei giochi via tablet e smartphone sarà più estesa.

Un mercato imponente, che pone seri interrogativi quanto a impatto sociale. «I consumatori, ma più in generale i cittadini europei, devono essere adeguatamente protetti – ha sottolineato il Commissario al Mercato interno, Michel Barnier -; occorre svolgere un complesso lavoro per prevenire frodi e riciclaggio, salvaguardare lo sport da fenomeni di match fixing e garantire che le norme nazionali non contrastino con i principi comunitari».

La Commissione ha varato un “Piano d’Azione europeo” – previsto nel Libro Verde sul gioco online pubblicato l’anno scorso –  che fissa i tempi entro cui realizzare le prime misure. Entro dicembre di quest’anno si procederà alla nomina di un gruppo di esperti, in rappresentanza degli Stati membri. Nel 2013 verrà organizzata una conferenza allargata (gli “Stati generali” del gambling), mentre per il 2014 è atteso un dossier conclusivo in cui saranno evidenti i risultati ottenuti e le criticità da risolvere.

Le misure proposte dalla Commissione sono in larga parte già adottate dall’Italia, che ha imposto limiti di spesa per le giocate, sia via web sia nei punti vendita fisici, e segnalazioni antiriciclaggio per importi superiori a mille euro, mentre con il decreto Balduzzi sta estendendo il controllo su minori e pubblicità.

Gianfranco Bonanno

Sale giochi, il Tar Toscana accoglie le motivazioni del Comune

Continua il balletto delle sentenze pro e contro le amministrazioni locali in materia di sale giochi. Ieri, il Tar Toscana ha respinto il ricorso presentato da un operatore contro il Comune di Lucca che ha negato l’apertura di una sala giochi in centro storico poiché ritenuta incompatibile con la qualificazione di quell’area in base al proprio Regolamento urbanistico.

Il ricorrente aveva contestato il fatto che l’attività in questione «regolata dal TULPS, non rientra né tra le attività commerciali né tra i pubblici esercizi e perciò non sono applicabili le disposizioni che il Comune di Lucca ha emanato per queste categorie di attività economiche poiché si tratta di un’attività di produzione di servizi». Ciò, secondo i legali del gestore della sala, impedisce che attraverso gli strumenti urbanistici e i regolamenti di polizia si incida su attività diverse da quelle che prevedono una vendita al dettaglio.

«Sarebbe piuttosto singolare – hanno spiegato i giudici toscani – che, solo perché l’attività di sala giochi è riconducibile astrattamente all’attività di prestazioni di servizi, essa non potesse essere regolata sul piano urbanistico da un ente locale». Inoltre, «l’infondatezza delle prospettazioni di parte ricorrente discende dalla circostanza che anche se fosse condivisibile questa sorta di actio de finis regundorum, ciò non sottrarrebbe la sala giochi dalle regole programmatorie che il Comune di Lucca ha inteso adottare, tenuto conto oltretutto che le sale giochi per loro natura richiamano molte persone e generano un assembramento nei dintorni del locale non certo minore di attività commerciali o di pubblici esercizi; è evidente che si tratta di attività con impatto sul territorio il cui uso è una delle finalità della regolamentazione urbanistica».

«Pertanto – si legge ancora nel dispositivo – la scelta di incompatibilità di un’attività come quella che avrebbe voluto promuovere parte ricorrente rispetto ad una parte del territorio comunale, non costituisce una violazione del principio di libertà di iniziativa economica poiché non esiste un divieto indiscriminato, ma una valutazione di incompatibilità con una parte significativa della città, cioè quella più pregevole sul piano storico-artistico e rispetto alla quale le scelte pianificatorie fatte dal Comune non sembrano irrazionali».

Gianfranco Bonanno