Campione, il casinò nelle mani del Comune

Sarà il Comune il solo azionista del casinò di Campione. Gli altri enti – Provincia di Lecco e di Como e Camera di Commercio di Lecco – cederanno dunque le rispettive quote che detenevano nella società di gestione della casa da gioco. La disposizione è contenuta nella legge di conversione del decreto sugli enti territoriali, approvata venerdì scorso e pubblicata sul supplemento ordinario numero 206 alla Gazzetta Ufficiale del 7 dicembre. All’articolo 10 bis si stabilisce la costituzione di una nuova società di gestione per il casino dell’enclave, che avrà come socio unico appunto il Comune. Oltre i 130 milioni di franchi di incassi, comunque, una percentuale sarà destinata alle province.

«Finisce un’anomalia», ha dichiarato soddisfatta il sindaco Maria Paola Piccaluga, che da anni auspiscava una “normalizzazione” della compagine azionaria sull’esempio di quanto accade nelle altre tre case da gioco, i cui soggetti di riferimento sono enti locali (i Comuni nel caso di Venezia e di Sanremo) o territoriali (la Regione nel caso di Saint Vincent). «Avremo una maggiore e più celere capacità di intervento» ha detto ancora Piccaluga, che tuttavia non nasconde le tante difficoltà del momento: una crisi generalizzata a cui si aggiungono una spietata concorrenza e il cambio sfavorevole euro-franco.

Intorno al casinò ruota gran parte dell’economia locale e la quota spettante al Comune servirà per la copertura del bilancio pubblico. «Anche se – ammette la “sindachessa” – essendo socio unico, la coperta dovrà bastare per due». Intanto l’amministrazione dovrà affrontare il disequilibrio di bilancio per il 2012 e operare tagli per 22 milioni di franchi per il 2013 e il 2014.

Gianfranco Bonanno

Rivoluzione slot, una genialata! Si gioca sul web: meno tasse e fine delle polemiche

E’ il giorno delle slot online. Così come annunciato nei mesi scorsi, le “macchinette mangiasoldi” fanno il loro debutto sul web e, dopo aver invaso le strade, entrano direttamente nelle case degli italiani. A partire da oggi si può giocare seduti comodamente in poltrona (e al riparo da sguardi indiscreti) sui siti di 53 concessionari autorizzati dai Monopoli di Stato. Tecnicamente si tratta di una fase di sperimentazione che si protrarrà per tutto dicembre, con la possibilità di giocare solo il primo (oggi) e il terzo lunedì del mese. Da gennaio i rulli possono girare h24.

Come al solito, la motivazione di quest’ennesima offerta di gioco risiede nel “contrasto al gioco illegale”. Dove per illegale si intende l’offerta degli operatori che non pagano le tasse nel nostro Paese. Secondo studi non ufficiali, il business del gioco online degli operatori offshore o comunque privi di concessione italiana si aggira intorno ai cinque miliardi di euro, con un danno all’Erario stimato in un centinaio di milioni, mentre il mobile gaming (computer, tablet e smartphone) crescerà almeno del 4/5% l’anno nel prossimo triennio.

Ma i timori più grossi per i concessionari venivano dalla possibile sovrapposizione (e quindi dalla concorrenza) con le slot “fisiche”. Pericolo scongiurato – o quantomeno attutito –  grazie a un provvidenziale codicillo inserito nel Dl Balduzzi, di recente approvazione, con il quale si stabilisce che non si potrà giocare online da esercizi pubblici. Anzi «è vietata la messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari online» o dai soggetti privi di concessione.

Si completa così, tra mille polemiche, il portafoglio dei giochi pubblici. Il direttore generale dei Monopoli, Luigi De Magistro, ha infatti annunciato l’intenzione di «frenare ogni ulteriore espansione del settore del gioco, sia per l’offline che per l’online». Giusto una nota per concludere: le web slot rientrano nel portafoglio dei giochi telematici, i cosiddetti casino games, tassati al 3%. Le slot nei bar subiscono invece un prelievo del 12% circa, che potrebbe aumentare di un punto (con conseguente ribasso del payout al 74%) se passerano alcuni emendamenti disseminati qua e là tra i vari decreti in discussione. Visto che il gettito dalle macchinette mangiasoldi equivale, per i nostri parlamentari, a una enorme vacca da mungere, vuoi vedere che qualcuno più furbo ha tolto loro la vacca e il latte? E – ciliegina sulla torta – risolvendo anche il “problema sociale” (tanto i morti in casa non fanno notizia…)

Gianfranco Bonanno

Ma quale gioco pubblico…è tutto un gioco d’azzardo!

Newslot e Vlt sono giochi d’azzardo. A questa (ovvia) conclusione sono giunti i giudici della sezione penale del Tribunale di Bologna, analizzando un caso “per li rami” che vedeva implicato un esercente del capoluogo emiliano, “reo” di avere installato presso il suo locale apparecchi da intrattenimento non collegati in rete e riconducibili alla tipologia “comma 7” (le slot senza vincita in denaro). L’esercente è stato assolto dal reato di organizzazione e favoreggiamento di gioco d’azzardo, in quanto nel caso in questione non ricorreva (chiaramente) il fine di lucro, elemento indispensabile perchè si possa configurare la fattispecie penale.

Estendendo il ragionamento, i giudici bolognesi, nel richiamare la prevalente giurisprudenza in materia, hanno ribadito un concetto che da più parti in questi anni si è cercato di appannare: e cioè che è «pacifico che il gioco praticato mediante l’utilizzazione di apparecchi elettronici tipo slot machine è sostanzialmente del tutto aleatorio poiché l’esito della partita non dipende in alcun modo dall’abilità del giocatore bensì è rimesso al caso, rappresentato dal codice di funzionamento interno dell’apparecchio programmato dal costruttore del software, ignoto al giocatore». Una sferzata di buon senso contro quei manipolatori di professione che, aggiungendo un paio di pulsanti a simili apparecchi, pensavano di far passare per prova di abilità un gioco chiaramente di fortuna.

Inoltre, «occorre anche ribadire che un gioco può essere qualificato (giuridicamente) come d’azzardo, e come tale è punibile ai sensi dell’art.718 c.p., soltanto se – ed in quanto – sia rinvenibile in esso anche l’ulteriore elemento essenziale della ricorrenza di un fine di lucro (…)», che si riscontra senz’altro «anche in presenza di poste modeste o scarse, poiché la legge prescinde dalla natura e dall’entità della posta impiegata, della quale ultima tiene conto soltanto come circostanza aggravante ai sensi dell’art.719, n.3 cp».

Insomma, sia le newslot che dispensano vincite massime fino a 100 euro, sia a maggior ragione le vlt, dove è possibile vincere somme molto superiori, sono sicuramente giochi d’azzardo. E se si riflette sul fatto che tali giochi (come del resto tutti i giochi di stato) sono stati autorizzati senza un’espressa deroga al codice penale, va da sé che tutto l’inganno non può che avere una sola matrice: la manipolazione del concetto di azzardo nella sfera del gioco pubblico. Esattamente come noi denunciamo da anni.

Gianfranco Bonanno

Salta la Delega fiscale, ma via libera all’accorpamento tra Aams e Dogane

Fumata nera per la delega fiscale, la cui approvazione era stata data per scontata nella giornata di ieri. Dopo la bocciatura dell’aula del Senato, il decreto è tornato in commissione Finanze. Alcuni provvedimenti, tuttavia, saranno immediatamente operativi. E’ il caso dell’accorpamento delle agenzie fiscali, tra cui Aams e Dogane, che con apposito decreto del ministero dell’Economia pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, vedranno la luce già da sabato 1° dicembre. L’incorporazione dei Monopoli nell’agenzia delle Dogane, fermamente voluta dal governo, è uno dei punti più caldi del decreto-legge sulla delega fiscale.

In aula era passata la proposta del Pdl di differire a giugno 2013 la fusione delle agenzie (Monopoli-Dogane, e Territorio-Entrate), ma l’esecutivo ha tirato dritto e pertanto, come si legge all’art.1 del decreto del Mef,  «dal 1° dicembre 2012 le funzioni attribuite all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato dalla normativa vigente continuano ad essere esercitate…» dalla neonata “Agenzia delle dogane e dei monopoli”. Per ciò che riguarda gli effetti relativi al «trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali», essi decorreranno dal 1° gennaio 2013.

Al di là di ogni considerazione, la decisione di stralciare un provvedimento così delicato dal contesto normativo di riferimento e, soprattutto, prima che veda la luce il proclamato testo unico sui giochi, appare assolutamente inappropriata. Il settore del gioco pubblico, infatti, che pure è di importanza strategica per i conti dello Stato, vive il suo momento forse più delicato, con contrasti sul piano sociale, politico e giuridico che meriterebbero un’interlocuzione costante e diretta con l’ente regolatore, con Aams appunto.

Resta in ogni caso il problema di un ingorgo parlamentare (oltre a decreto sulla Crescita e legge di Stabilità, vi sono altri cinque decreti in scadenza) che, a tre mesi dalle elezioni, non può che essere letto come l’ennesima prova di equilibrismi e tatticismi, utili solo a condizionare il futuro quadro politico. Un esercizio che squalifica del tutto l’attuale melting istituzionale tra partiti e pseudo-tecnocrati, lasciando irrisolti i problemi reali della società civile.

Gianfranco Bonanno

Reggio Emilia, freno alle sale giochi grazie al nuovo regolamento urbanistico

Stop alla dipendenza da gioco d’azzardo da parte del Comune di Reggio Emilia. Il Consiglio comunale ha approvato alcune modifiche al Regolamento urbanistico edilizio (Rue). Le nuove norme riguardano, tra l’altro, il gioco d’azzardo, con limiti all’apertura di nuove sale Vlt che possono essere aperte soltanto con autorizzazione della questura in merito a considerazioni in materia di ordine pubblico.

La nuova integrazione al Rue – che classifica le attività ludico-ricreative svolte in sale da gioco pubbliche, comprese quelle che utilizzano gli apparecchi di cui all’articolo 110 comma 6 del Tulps – limiterà fortemente la possibilità di insediamento delle sale, che d’ora in poi sarà consentito esclusivamente nelle porzioni di territorio comunale definite “ambiti specializzati per attività produttive”. Ferma restando l’autorizzazione della questura, dunque, sull’apertura delle sale Vlt inciderà ora anche la normativa urbanistico-edilizia.

«A causa della liberalizzazione selvaggia delle attività di gioco – ha spiegato il sindaco, nonché presidente dell’Anci, Graziano Delrio illustrando il provvedimento – i sindaci si trovano in una situazione grave, legata alla salute e all’ordine pubblico, senza la possibilità di intervenire. Solo grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale, che lega il fenomeno alla necessità di tutela dei minori e dei soggetti deboli, è stata data la possibilità ai Comuni di intervenire, ad esempio attraverso gli strumenti urbanistici. Con la modifica al Rue diventa di fatto impossibile aprire sale videolottery nelle zone residenziali».

«Al riguardo  – ha concluso Delrio, ritornando su un tema già discusso durante il recente convegno “Comunità versus giochi” – la nostra battaglia è quella di far capire che i poteri dei sindaci vanno rafforzati contro la liberalizzazione selvaggia perché i sindaci non sono responsabili solo della salute pubblica ma anche dell’armonia delle città e della loro coesione sociale».

Gianfranco Bonanno