Apre la Bit e spunta il tema casinò. Tra le solite capriole

«Dobbiamo tornare ad essere leader del turismo in Europa perché questa è una delle poche strade per migliorare la situazione economica del Paese». Il ministro per gli Affari regionali, turismo e sport, Piero Gnudi (nella foto), riassume così il suo “piano strategico” per il rilancio del turismo in Italia, presentato oggi alla fiera di Rho-Milano durante la 33esima edizione della Bit, la Borsa internazionale del turismo. Un piano che, secondo Gnudi, ci vorranno due legislature per essere implementato. Nella vision dell’ex presidente di Enel non trovano posto i casinò, giudicati «strumenti da maneggiare con estrema cura, anzi da escludere a priori», come dichiara ai taccuini di GiocoNews.

Di parere opposto, il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, il quale ritiene che «il settore del gioco, se inserito in un contesto ben regolamentato, possa rappresentare un elemento strategico anche in chiave di offerta turistica». «Sicuramente – chiarisce – questo non significa che dobbiamo riempire il paese di casinò, ma un paese come il nostro deve guardare con attenzione a tutte le opportunità che potrebbero permettere un rilancio del turismo, un po’ come sta facendo la Spagna [dove sta per essere realizzato il colossale progetto Eurovegas, n.d.r.] che sta attuando una serie di politiche e di investimenti mirati».

Le parole di Tajani – pur autorevoli e “aperturiste” – non dissolvono tuttavia le ombre che circondano l’argomento in Italia. Purtroppo si deve ancora constatare come da parte dei vertici governativi vi sia un’obiettiva difficoltà a comprendere le dinamiche e la portata del tema. Nel caso di specie, sorprende che il massimo riferimento politico in materia di turismo veda il dito e non la luna. In un paese come il nostro, ricco di attrattive artistiche e paesaggistiche, i casinò, intesi come strutture a sé stanti, certo non possono costituire un elemento d’appeal. Ma se il ministro fosse coerente con il  “piano strategico” (ovvero quello che hanno preparato i suoi tecnici), si accorgerebbe che il gap che l’Italia ha rispetto ai suoi più diretti competitor (Francia e Spagna) nelle politiche turistiche e nelle infrastrutture ricettive è dovuto non solo all’assenza di una governance e all’incapacità di fare sistema, ma anche alla schizofrenia con cui si guarda all’offerta di intrattenimento.

Intrattenimento oggi significa offerta integrata di prodotti e servizi, e il casinò ben rappresenta uno di questi “asset”. Non a caso, in quasi tutto il mondo il prodotto/servizio casinò è fruibile in strutture – i resort – che altro non sono che luoghi dove il wellness – in tutte le sue declinazioni, che vanno dalle cure estetiche al termalismo – può perfettamente coniugarsi con una serata ai tavoli verdi. Il tutto si chiama leisure. E là dove questa strategia è stata utilizzata, ne hanno risentito (in bene) anche le infrastrutture e l’economia indotta. Anche in Italia qualcuno ha incominciato a muoversi in questa direzione: vedasi l’esempio di St. Vincent. Purtroppo l’immagine di “luogo di perdizione” ancora resiste, specie fra le generazioni più mature. Ci auguriamo che il successore dell’attuale ministro del turismo non abbia bisogno di queste note esplicative.

Gianfranco Bonanno

Comitato Alta Vigilanza intensifica controlli sul gioco pubblico

Una più incisiva e capillare azione di controllo sui punti di offerta del gioco pubblico, in particolare quelli posizionati in prossimità di luoghi sensibili. E’ l’impegno del Comitato di Alta Vigilanza per la repressione del gioco illegale e per la sicurezza del gioco e dei minori, riunito stamattina nella sede dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il comitato, istituito nel 2009, è presieduto dal direttore di Aams e ne fanno parte esponenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia Finanza.

Sul tavolo, l’impatto delle recenti disposizioni contenute nel decreto Balduzzi in tema di prevenzione del gioco compulsivo, tutela dei minori e controllo sulla filiera del gioco pubblico. E’ stata pertanto decisa l’attuazione di piani congiunti di intervento su tutto il territorio nazionale e sulle migliaia di operatori, garantendo un numero di controlli anche superiore ai diecimila previsti dalla legge Balduzzi. Tra le priorità, la lotta al fenomeno del gioco illegale attraverso misure più idonee a contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella rete del gioco legale e a prevenire i fenomeni di riciclaggio di capitali.

Gianfranco Bonanno

“Mettiamoci in gioco”, presentata al Senato la campagna contro i rischi dell’azzardo

“Mettiamoci in gioco”. E’ lo slogan adottato per la campagna anti-gioco presentata oggi al Senato. L’iniziativa  – promossa da ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Shaker, UISP –  ha l’obiettivo di sensibilizzare la classe politica sui problemi connessi alla diffusione del gioco d’azzardo. In particolare, l’invito è rivolto ai candidati di tutte le liste affinché assumano l’impegno, per la prossima legislatura, a intervenire sulla regolamentazione del fenomeno.

Le richieste sono illustrate in un documento dal titolo molto esplicito: “Un limite all’azzardo”. Otto punti nei quali si chiede di: 1) dare ai sindaci un reale potere di controllo nei rispettivi territori; 2) omogenizzare quanto più possibile la tassazione sui diversi giochi, incrementando le entrate per lo stato, rimaste stabili pur in presenza di un volume d’affari crescente; 3) portare a termine le procedure per l’inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Livelli essenziali di assistenza, che devono essere garantiti dal servizio sanitario nazionale; 4) vincolare l’1% del fatturato annuo dei giochi d’azzardo al finanziamento delle azioni di prevenzione, assistenza, cura e ricerca relative al gioco d’azzardo patologico; 5) dare seguito a quanto stabilito nel decreto Balduzzi sulla regolamentazione della pubblicità relativa al gioco d’azzardo; 6) vincolare l’esercizio delle concessioni al rispetto del codice di autoregolamentazione pubblicitaria adottato dalla Federazione Sistema Gioco Italia, nominando allo scopo una Authority di controllo esterna ad Aams; 7) introdurre una moratoria sull’introduzione di nuovi giochi fino alla pubblicazione delle specifiche ricerche promosse in materia; 8) adottare un registro unico nazionale delle persone che chiedono l’autoesclusione dai siti di gioco d’azzardo.

I promotori di “Mettiamoci in gioco” chiedono ai candidati alle elezioni politiche di “metterci la faccia”, di fare proprio questo programma di regolamentazione, superando l’attuale deregulation che sta provocando danni sanitari, sociali ed economici sempre più rilevanti. In un dossier sul rapporto tra politica e gioco d’azzardo si evidenzia altresì la debolezza delle forze politiche nei confronti della lobby dell’azzardo e, a volte, la vera e propria connivenza.

Alla conferenza stampa di presentazione – a cui sono stati invitati i partiti di tutti gli schieramenti – hanno partecipato diversi candidati alle prossime elezioni politiche: Vannino Chiti (Pd), Franco Fossati (Pd), Dario Nardella (Pd), Claudio Sperandio (Movimento Cinque Stelle), Gabriella Stramaccioni (Rivoluzione civile), Renzo Ulivieri (Sel). Nardella – vicesindaco di Firenze e responsabile del Dipartimento Attività produttive in Anci (che con Anit ha attivato un tavolo tecnico in materia di gioco pubblico) – si è soffermato sulla necessità di «coinvolgere gli enti locali nella regolazione del fenomeno. Purtroppo – ha sottolineato – le istituzioni locali sono paralizzate dalla legge che non permette di intervenire a tutela delle comunità». Il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, auspica «la creazione di un intergruppo parlamentare alla Camera per aprire un tavolo di confronto con le associazioni sul fenomeno del gioco d’azzardo e assumere iniziative concrete».

Gianfranco Bonanno

A Roma la prima città del gioco, il Dubai Palace

L’hanno chiamata la “Città del Gioco”. E in effetti le dimensioni del Dubai Palace – la nuova struttura che viene presentata stamattina in via Tiburtina a Roma – danno l’idea del concept che sta dietro l’iniziativa di alcuni imprenditori laziali, ex palazzinari ora convertiti al nuovo business del gioco pubblico. Via i grandi capannoni, bui, sporchi e stantii. Al loro posto, palazzi di vetro, con grandi insegne luminose e luci colorate, morbide moquette e videolottery di ultima generazione. Il tutto presentato quasi come una sfida alla crisi che sta attanagliando le piccole e medie imprese italiane. «Recuperare le proprie aziende trasformandole in una nuova realtà in cui impiegare i dipendenti destinati alla cassintegrazione e al successivo licenziamento», è il motto di questa cordata di imprenditori che fa capo alla Italiana Bingo Spa.

«Sono centottanta, per il momento, i dipendenti assunti ma il piano aziendale prevede l’inserimento di altro personale entro breve termine – spiega il presidente della Italiana Bingo, Emiliano Scanzani -. Abbiamo investito tutto in questo progetto futuristico, ci crediamo molto e sappiamo che possiamo offrire posti di lavoro in un momento in cui la crisi sta strozzando le imprese e le famiglie». «Non solo gioco, ma anche un punto di aggregazione, con sfilate di moda e concerti a cui prenderanno parte personaggi del mondo dello spettacolo e della televisione», aggiunge il responsabile eventi della società, Fabiano Valelli.

L’iniziativa pare abbia già destato l’interesse di alcuni investitori stranieri che intendono impiantare altre strutture “complementari”, come hotel, spa e ristoranti. Il tutto nella formula del “play and resort”. Insomma, progetti “alti” per il Dubai Palace, la prima città del gioco in Italia, la più grande sala di intrattenimento della Capitale costruita nello stile dei casinò. Una realtà destinata a portare nuova linfa occupazionale in una zona ad alta densità abitativa, la “Tiburtina Valley”, un tempo teatro di industrie legate al settore tecnologico e manifatturiero, che oggi si rifà il look varcando la nuova frontiera dell’azzardo italiano.

Gianfranco Bonanno

Milano, nuovi orari per le sale giochi

Primo effetto del manifesto dei sindaci lombardi contro l’azzardo pubblico. Il Comune di Milano – che ha aderito all’iniziativa di Legautonomie e Terre di mezzo per contrastare l’insediamento di slot e sale giochi sul territorio – ha rivisto la disciplina del 2003 degli esercizi commerciali modificandone gli orari di apertura. I negozi che offrono gioco pubblico possono restare aperti dalle 10 del mattino all’una di notte «in modo da tutelare e arginare il fenomeno della ludopatia». Orari e disposizioni invariate invece per discoteche, sale da ballo e locali di pubblico spettacolo.

«La nuova ordinanza – si legge nella nota stampa di Palazzo Marino – si pone come disegno organico comunale successivo alla normativa sulle liberalizzazioni in materia di attività commerciali e dei pubblici esercizi indicate dal decreto ‘Salva Italia’ del Governo Monti. Per tutte le attività è prevista la piena libertà degli orari di apertura e chiusura, nel rispetto della normativa nazionale vigente e delle esigenze delle imprese e dei cittadini, previa comunicazione al Comune. Previsto inoltre l’obbligo di esporre in maniera ben visibile all’esterno un cartello o altro mezzo idoneo a informare il pubblico sull’effettivo orario di apertura e chiusura. La nuova ordinanza entrerà in vigore il prossimo 14 febbraio.

Gianfranco Bonanno