I sindaci lombardi lanciano il Manifesto contro l’azzardo di Stato

L’input arriva dalla Lombardia, ma è prevedibile un rapido effetto virale in tutto il Paese. Domani, presso la sede di Legautonomie a Milano, sarà presentato il Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo. L’evento è promosso dalla Scuola delle buone pratiche, un laboratorio attivato dalla Lega delle Autonomie locali in collaborazione con l’associazione Terre di Mezzo, con l’obiettivo di offrire a sindaci e amministratori pubblici strumenti informativi e organizzativi idonei a contrastare l’insediamento di slot e nuove sale giochi nei territori.

Una rete di istituzioni locali, per il momento amministrazioni comunali della Lombardia, che chiedono una nuova legge nazionale fondata sulla riduzione dell’offerta di gioco e il contenimento dell’accesso; leggi regionali che chiariscano le modalità di intervento sia per la cura dei giocatori patologici sia per la prevenzione dei rischi derivanti dal gioco d’azzardo; nuovi poteri di ordinanza ai sindaci in materia di apertura e funzionamento delle sale.

L’iniziativa della Scuola delle buone pratiche fa il paio con il tavolo tecnico attivato da Anci, Anit e Lexgiochi, la cui prima uscita pubblica è stato il convegno organizzato lo scorso novembre a Firenze nell’ambito della rassegna Dire&Fare, ed è l’ennesima testimonianza di come il problema necessiti di soluzioni non più differibili. L’appello è alla politica e alle istituzioni governative, diretti responsabili di una dissennata capillarizzazione dell’offerta di gioco che sta scompaginando il tessuto famigliare e sociale di intere comunità. Una piaga che assume contorni ancora più sconcertanti se si pensa che tutto ciò è stato concepito e favorito in nome di interessi erariali, quindi della collettività.

Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è paradossale. E svela tutte le miserie di una classe politica insipiente e corrotta a cui fanno da degno contraltare le lacune di categorie imprenditoriali aduse a pratiche di connivenza e incapaci di progettare scenari di ampio raggio. Non solo gli introiti dello Stato sono in costante e consistente calo – e ciò a causa della necessità di dover conquistare l’utenza attraverso prodotti fidelizzanti, quindi ad alto payout e dal ridotto impatto fiscale -, ma se gli interventi previsti nella legge Balduzzi contro il Gap (gioco d’azzardo patologico), così come gli altri costi sociali, dovranno essere finanziati con il capitolo “gioco”, lo spread tra costi e ricavi farà perdere (anche) senso economico alla ratio che è alla base di questa scelta scellerata… Senza dire che lo stesso mercato sta per imboccare la sua curva di Gauss perchè imprigionato in logiche industriali parassitarie e in ancor più costrittive regole finanziarie (oggi i concessionari Aams sono quasi tutti in mano a gruppi di investimento).

Da quasi mezzo secolo i Comuni dell’Anit chiedono una legge di regolamentazione del gioco d’azzardo che preveda l’apertura di nuovi casinò “regionali”. Ciò consentirebbe un’adeguata localizzazione dell’offerta di gioco, offrendo allo stesso tempo opportunità, in particolare sotto il profilo turistico, agli enti locali e territoriali, che sarebbero direttamente coinvolti nel governo di un prodotto/servizio così sensibile. Ma anche lo Stato ne trarrebbe vantaggio, perchè nel modello ipotizzato troverebbe giustificazione una riduzione dei trasferimenti alle amministrazioni locali.

Anche l’idea dei kursaal (maquillage semantico del format casinò), rivolta agli imprenditori del settore, non ha trovato sponde concrete, fermandosi a mere dichiarazioni di intenti. Eppure, anche uno studente al primo anno di economia si accorgerebbe che il tempo delle vacche grasse sta per finire. Per un motivo o per l’altro. E se il proclamato New Deal della politica dovesse davvero avere corso, chi proteggerà gli sprovveduti concessionari finanziarizzati? Farebbero la fine dei loro colleghi “casinisti” che in settant’anni di sussiegoso monopolio credevano di essere al riparo da ogni cambiamento.

Gianfranco Bonanno

Azzardo di Stato nel segno del toro

Gioco di Stato sempre nel segno del toro. Almeno per la raccolta, che nei primi dieci mesi dell’anno appena trascorso registra l’ennesimo incremento (il 12,7%) rispetto all’analogo periodo del 2011. I dati diffusi dai Monopoli parlano chiaro: gennaio-ottobre 2012 si è chiuso a quota 70,26 miliardi di euro contro i 62,3 del 2011. A guidare la classifica sono sempre gli apparecchi elettronici (slot e Vlt) che totalizzano circa 38,5 miliardi di euro, pari a quasi il 55% della raccolta complessiva. (v. tabella sotto)

Seguono poker (in particolare in modalità cash) e giochi da casinò, che fanno un balzo del 275%, passando da 3,85 a ben 10,56 miliardi! Se poi si considera anche il miliardo e passa degli skill games, ovvero essenzialmente del poker a torneo (comunque dimezzato rispetto al precedente periodo), i giochi di carte e da casinò si presentano come l’alternativa più concreta alle macchinette mangiasoldi. La conferma arriva analizzando un altro benchmark fondamentale: la spesa. Che, in questa tipologia di giochi, ha un’incidenza minima grazie all’alta percentuale di payout (vincite dei giocatori): 0,9% per gli  skill games e e 2% per il poker cash.

In totale, nel periodo considerato, gli italiani hanno “investito” nei giochi d’azzardo di Stato circa 14 miliardi di euro, 700 milioni in meno (il 4,6%) rispetto al 2011. Le vincite sono state pari a 56,2 miliardi (+18%), mentre  all’Erario sono andati poco più di 6,8 miliardi, il 10,5% in meno rispetto ai 7,6 miliardi dei primi dieci mesi del 2011.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianfranco Bonanno

2012 da dimenticare per i casinò italiani

Previsioni confermate per i quattro casinò nazionali. Negli ultimi cinque anni il segno meno è ormai diventato un indice costante. Nel 2012 sono andati in fumo altri 75 milioni di euro rispetto al già magro bottino dell’anno precedente, portando i ricavi complessivi a poco più di 332 milioni sui 407 registrati nel 2011. In termini percentuali la flessione è stata di quasi il 19%. Si tratta della peggior performance nella storia delle maison italiane.

Guardando nel dettaglio, è Sanremo a detenere il record negativo totalizzando poco più di 50 milioni contro i 64 (- 21,5%) dell’anno precedente. Segue Saint Vincent con 76,6 milioni (erano 95, 5 nel 2011) e una perdita secca di quasi il 20%. Lontanti i tempi in cui la Valle poteva vantare il più grande e importante casinò d’Europa, ma c’è anche da dire che St. Vincent è l’unica casa da gioco (non solo in Italia) che ha avviato un radicale processo di innovazione e cambiamenti, anche gestionali, che fanno ben sperare per il suo futuro. Proseguendo nella triste graduatoria, Campione passa da 108,8 a 90,7 (- 16,7%), mentre Venezia registra la perdita meno pesante (ma è un modo di dire), passando da 136,3 a 114,1 milioni (-16,3%).

Anche le presenze confermano la disaffezione della clientela per quest’offerta di gioco tradizionale, che stenta a trovare formule e prodotti innovativi. Nell’anno appena concluso sono stati staccati poco più di 2,66 milioni di biglietti contro i 2,99 del 2011: circa 300 mila in meno, pari a un calo dell’11%. Tra i giochi preferiti le slot machine, che hanno incassato complessivamente 204 milioni (61% del totale), mentre i tavoli della roulette hanno “raschiato” circa 60 milioni.

Gianfranco Bonanno

Gap, scatta l’obbligo di informazione sui rischi di dipendenza

Da ieri è scattato l’obbligo, per i gestori dei locali pubblici che offrono prodotti di gioco, di esporre materiali informativi sui rischi connessi alla pratica dell’azzardo e sui relativi servizi di cura. Entrano così in vigore le disposizioni contenute nella legge 189/2012, che ha convertito il “decreto Balduzzi”.  “Se il gioco diventa un problema puoi chiedere aiuto”: è questo il messaggio contenuto nelle locandine che dovranno essere affisse, in modo ben visibile, nei luoghi in cui si può giocare d’azzardo, per informare i frequentatori sui rischi e sui servizi a cui ci si può rivolgere per avere assistenza per sé, per familiari o amici con dipendenza da gioco d’azzardo, e dunque ammalati.

“Il gioco d’azzardo patologico è una malattia che si può curare” viene esplicitato nella locandina che fornisce i riferimenti dei Servizi sanitari regionali a cui ci si può rivolgere per avere indirizzi e orari delle strutture dedicate a questa patologia. L’assistenza è gratuita in quanto il Gap (gioco d’azzardo patologico) rientra, in virtù della nuova legge, nei livelli essenziali di assistenza (Lea). Il servizio può essere richiesto anche in anonimato, rivolgendosi all’Associazione giocatori anonimi che opera in collaborazione con le Aziende sanitarie.

Gianfranco Bonanno

Legge stabilità, no al rinvio delle norme anti-ludopatie. Previsioni “maya” sul poker live

Avete letto la notizia sulle sale poker e sui provvedimenti di rinvio delle “disposizioni Balduzzi”? Ebbene, dimenticatela perchè non è vera. Naturalmente non si tratta di uno scherzo della nostra redazione (siamo a Natale, mica a carnevale…). E’ invece la metafora fedele del caos in cui annaspa il nostro sistema politico, istituzionale, mediatico. Con un blitz all’ultimo istante il governo ha infatti cancellato dal maxiemendamento alla legge di stabilità – oggi alla Camera per l’approvazione finale – la proroga al 30 giugno 2013 delle norme che limitano la pubblicità dei giochi contenute nel decreto Balduzzi. Un’inversione di rotta dovuta alla forte reazione di vari parlamentari ed esponenti di governo, molto critici sulle “nuove norme” introdotte dalla commissione Bilancio del Senato.

In merito interviene il ministero dell’Economia che in una nota precisa che l’emendamento in questione «è di provenienza parlamentare e trovava ragione nell’esigenza tecnica di determinare meglio i presupposti applicativi delle nuove disposizioni. Il Governo ha chiesto di non inserire tale proposta nel maxiemendamento in votazione. Rimane quindi ferma al 1° gennaio la decorrenza delle predette previsioni. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sta procedendo a fornire agli operatori le prime istruzioni necessarie per rendere immediatamente operative le norme in questione». Dunque, nessuno slittamento delle norme anti-ludopatie, che pertanto entreranno in vigore, come previsto, dal primo gennaio 2013.

L’altro capitolo riguarda il poker dal vivo. Nella stessa nota del Mef si legge che «l’ulteriore emendamento riguardante la proroga del termine legislativo relativo al “poker live” è stato proposto dal Governo ai relatori, in quanto non è stato ancora possibile, per ragioni tecniche, emanare il regolamento che avrebbe dovuto disciplinare il nuovo gioco e, in ogni caso, anche in funzione di una riflessione in corso sulla opportunità di introdurlo in concreto, soprattutto per le difficoltà dei controlli sulla regolarità del gioco e per la prevenzione di eventuali fenomeni illeciti». Il governo ha quindi «proposto alla Commissione Bilancio di predisporre un emendamento soppressivo, sottoscritto dai senatori Pichetto Fratin e Bonfrisco, ed approvato in Commissione Bilancio, in quanto è emersa l’esigenza di una copertura finanziaria, al momento non disponibile. Resta comunque ferma l’esigenza di ulteriori valutazioni che potrebbero portare alla abrogazione della previsione di questo nuovo gioco, che per la prima volta vedrebbe fisicamente interagire i giocatori».

Gli stessi relatori del disegno di legge di stabilità in Senato, Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), hanno spiegato che «la legge di stabilità nulla dispone sulle gare per l’apertura di sale da gioco per il poker sportivo» in quanto la norma in questione «era prevista dalla manovra Tremonti dell’estate scorsa e, siccome il bando ritardava, il Governo aveva chiesto una proroga di sei mesi. Ma, trattandosi di una norma onerosa secondo il parere della Ragioneria generale dello Stato, ci è stato chiesto di eliminarla e abbiamo presentato un emendamento in merito. Quindi abbiamo ripristinato le disposizioni originarie».

La prossima puntata a dopo l’approvazione finale del disegno di legge, prevista per il pomeriggio di oggi. Dopo di che buone feste a tutti, con l’augurio che le previsioni Maya si avverino.

Gianfranco Bonanno