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Giochi più “stabili”, ma occhio a pubblicità e ai soliti privilegi

ESODATI: ASSENZE IN AULA SENATO MENTRE PARLA FORNERO

Il Senato vota la fiducia alla Stabilità (162 i voti a favore, 125 i contrari), che da oggi è legge dello Stato insieme con il collegato di Bilancio. Le novità in materia di giochi sono quelle già annunciate. Soddisfatto il sottosegretario Pier Paolo Baretta: «ora la riforma complessiva del settore si fa più vicina», mentre per il viceministro all’Economia, Enrico Morando, «l’intervento del governo sul tema giochi è stato particolarmente incisivo».

In verità, a ben guardare, vi sono alcuni punti che lasciano un po’ perplessi. Il riferimento è, in particolare, ai limiti imposti alla pubblicità. Le misure riguardano solo le reti Rai e Mediaset; le altre emittenti e il web sono esclusi dai vincoli. Se questo è un modo per decontaminare l’appeal del gioco d’azzardo nei consumatori più giovani, evidentemente le valutazioni sono altre. In ogni caso, le misure più “concrete” riguardano la riduzione del 30% dell’attuale parco slot e il loro graduale passaggio al remoto (da completare entro il 2019); emerge inoltre, «coerentemente con la delega conferita al governo», l’impegno a trovare un’intesa assieme agli enti locali per il “buon governo” dell’offerta degli apparecchi e della loro dislocazione sul territorio. Se ne parlerà in sede di Conferenza unificata Stato, Regioni ed enti locali, da fissare entro il 30 aprile 2016.

Come anticipato, salta la tassa da 500 milioni di euro per i concessionari e viene introdotta la sanatoria per i Ctd (centri di trasmissione dati), ovvero le agenzie di scommesse collegate ai bookmaker esteri. Coloro che non hanno aderito alla sanatoria del 2014 hanno un’altra chance: versare 10 mila euro una tantum e pagare l’imposta unica pregressa. Previsti nuovi bandi dal primo maggio 2016: saranno assegnate concessioni della durata di nove anni per 10 mila agenzie di scommesse (con base d’asta non inferiore a 32mila euro) e per 5 mila corner (con base d’asta di 18mila euro), di cui solo mille, però, potranno essere installati «in bar ed esercizi similari che hanno come attività principale la somministrazione di alimenti e bevande». Nuove gare pubbliche saranno varate nel 2016 anche per il bingo (210 concessioni al costo minimo di 350 mila euro ognuna) e per il gioco online (120 licenze con base d’asta di 200 mila euro).

Gli unici provvedimenti che riguardano – indirettamente – la materia casinò sono l’elevazione da mille a tremila euro della soglia di utilizzo del contante e la concessione di un contributo di nove milioni di euro a favore del Comune di Campione d’Italia in considerazione delle ricadute sfavorevoli del cambio franco svizzero-euro. E c’è ancora qualcuno che dice che i casinò non sono più un affare.

Gianfranco Bonanno

Giochi e Stabilità, provvedimenti spot in attesa della riforma vera

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Slitta ancora una volta l’annunciata riforma dei giochi. Domani dovrebbe avviarsi a Montecitorio l’iter parlamentare della legge di Stabilità, che conterrà al capitolo giochi alcuni provvedimenti approvati in questi giorni dalla commissione Bilancio della Camera. Riguardano vari aspetti della materia – tassazione, pubblicità, sanità – ma una revisione organica del sistema è di là da venire. Se ne parlerà a febbraio, almeno stando a quanto afferma il sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, che promette «una Conferenza Unificata con gli enti locali, che tenga conto della necessità di riduzione e di riorganizzazione dell’offerta sui territori». Una svolta nella politica del governo. «Sul tema dei giochi vi è una diversa sensibilità dell’esecutivo rispetto al passato – chiosa il sottosegretario -; la questione sarà affrontata non più guardando solo al gettito erariale, ma tenendo conto delle esigenze di tutela delle fasce di consumatori più esposte al rischio, minorili in primis».

In effetti la linea del governo va, per la prima volta, in una direzione non gradita agli operatori del settore, che già stanno scaldando i motori per “sensibilizzare” sulle gravi ricadute economiche, occupazionali e della stessa tenuta legale del sistema, nel caso l’Aula approvasse i provvedimenti prospettati dall’esecutivo.

Il focus è sull’aumento del prelievo erariale unico sulle Awp (le slot a più basso limite di vincita) che passerà dal 15,5% al 17,5%; per le Vlt invece le previsioni restano invariate: lo 0,5% in più, che porterà la tassazione a un complessivo 5,5%. Secondo i tecnici di via XX Settembre, l’aumento di 2 punti di Preu sulle Awp fornirà un maggior gettito di 516 milioni di euro rispetto al 2015. In conseguenza del maggior prelievo, il pay out (la percentuale restituita in vincita ai giocatori) scenderà di ben 4 punti, dal 74% al 70%. In compenso è stata cancellata la tassa di 500 milioni a carico dei concessionari, introdotta con la precedente legge di Stabilità.

Dal primo di gennaio, inoltre, non saranno permesse ulteriori installazioni se non per gli apparecchi da sostituire. A partire dal 2017 saranno rilasciati nulla osta solo per le macchinette che consentono il gioco pubblico con controllo da remoto. In quanto alla pubblicità, l’orientamento è quello di vietare gli spot su radio e tv generaliste dalle ore 7 alle 22; sono però autorizzate le forme di comunicazione indiretta «derivanti dalle sponsorizzazioni nei settori della cultura, dell’istruzione e della ricerca, dello sport, nonché nei settori della sanità e dell’assistenza».

Con riguardo agli aspetti sanitari, è previsto per la cura e la prevenzione delle dipendenze un ulteriore fondo di 50 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 50 già previsti nel fondo nazionale sanitario. Saranno inoltre rafforzate le azioni di comunicazione, in particolare nelle scuole, per sensibilizzare sui fattori di rischio connessi alla pratica del gioco d’azzardo.

Rivista verso l’alto anche la tassazione sul gioco online. Dal 2016 l’imposta unica è fissata al 20% del margine netto dei ricavi, mentre nelle scommesse a quota fissa, dal 1° gennaio 2017, saranno applicate le soglie del 18% sulla raccolta su rete fisica e il 22% su quella a distanza, sempre al netto di quanto restituito al giocatore.

Gianfranco Bonanno

Tavoli verdi comunali sul web… aspettando Godot

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Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha annunciato che l’apertura di nuovi casinò non sarà imminente. Occorrerà ancora del tempo prima che altri tavoli verdi possano vedere la luce. Anche i Comuni interessati, quindi, dovranno aspettare. Non che si fossero illusi per i proclami governativi, benché reiterati; hanno atteso per cinquant’anni un atto di coraggio e di giustizia, figuriamoci se possono abbattersi per una piccola “procrastinazione tecnica”.

Certo, l’impostazione iniziale della questione autorizzava a pensare che la decisione potesse essere abbastanza rapida: l’apertura di nuove case da gioco rientrava – o così è sembrato di capire – tra le misure in grado di dare organicità a un’offerta “scappata di mano”, come ripete un tardivo mainstream.

E’ evidente che le esigenze e gli interessi che ruotano intorno a questa attività (tuttora una risorsa, nonostante la crisi) richiedono un “approfondimento di analisi e di studio”, formula usata quando i punti di convergenza tra le parti sono ancora distanti. Le persone dedite a questo complesso lavoro di tessitura – ideologica prima che materiale – sono al lavoro per trovare la quadra. Almeno così dicono.

Intanto noi – umili osservatori lontani da tutti i cerchi, magici e non – registriamo che alcune nostre indicazioni (mutuate dall’esperienza svizzera) sull’organizzazione dell’offerta sul territorio sono state ritenute valide, se è vero, come afferma Baretta, che «l’idea è quella di fornire dei punti di riferimento precisi per ogni regione, per ogni comune: a seconda del numero di residenti può corrispondere un certo tipo di offerta di gioco».

“Forti” di tale utilità, ci permettiamo di ri-lanciare una proposta. Considerato che attualmente i giochi da casinò sono proibiti in terra e autorizzati in mare (internet) e che «l’idea è quella di adeguare l’offerta di gioco ai territori», perché non avviare un progetto di casinò online “comunali” che consenta, già da subito, l’armonizzazione, se non proprio delle opportunità, almeno del potenziale ludico digitale? Oltre ad assicurare qualche euro in più alla finanza locale, potrebbe rivelarsi un efficace mezzo di dissuasione verso quei «siti non autorizzati che non fanno altro che portare denaro fuori dai confini italiani, lasciando poche garanzie ai giocatori e neanche un euro nelle casse dell’erario». (Baretta)

Il progetto è nel cassetto dell’Anit da una decina d’anni. Se qualche visionario è interessato …

Gianfranco Bonanno