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La Stabilità che verrà …

confusione

Mentre tutti auspichiamo una stabilità (nel senso della condizione sociale ed economica) che un giorno, speriamo non lontano, arriverà, gli occhi dei “giocolieri” pubblici sono tutti puntati sulla Stabilità (nel senso della legge) e sulla Delega fiscale. I due provvedimenti dovrebbero portare una ventata di aria nuova alla bistrattata industria del gambling di stato, minacciata dalla miriade di normative decentrate (regionali e comunali) avverse alla proliferazione di slot e affini sui territori e a tutela delle fasce sociali più esposte al fenomeno. In cosa consisterà, nella pratica, il fantomatico riordino del settore non è dato però sapere, dipendendo la sua formulazione ultima da emergenze economiche e da umori politici sempre più contingenti, come del resto è costume nel nostro Paese.

Di certo, saranno varati provvedimenti sul Gap, al solo scopo di mettere un freno alla dilagante produzione legislativa regionale, e sulla pubblicità, giusto per assumere sembianze etiche nei confronti delle associazioni di consumatori. Verosimilmente si proverà a stilare quel proclamato testo unico che altro non sarà che una raccolta sistematica delle norme via via approvate nell’ultimo decennio, con l’obiettivo di risolvere l’imbarazzante contenzioso giudiziario provocato dal celebrato “modello italiano” di gioco pubblico che tutta Europa ci invidia…

Sulla proposta di adottare una legge quadro che faccia davvero chiarezza (sul concetto prima che sulle regole) di gioco pubblico, piomberà come sempre il più assordante dei silenzi. L’industria dell’azzardo continuerà ad essere regolata – in armoniosa conflittualità – da due enti con opposti interessi: il ministero dell’Economia con l’obiettivo di racimolare quanto più è possibile dall’insana passione dei disperati frequentatori di bar e tuguri; il dicastero dell’Interno che potrà esercitare il controllo del territorio (e di qualcos’altro di ormai fantomatico visto che gli interessi sono dirottati altrove) con giurisdizione sui quattro casinò, dispensatori del gioco “diversamente pubblico”.

Intanto i concessionari e i loro interlocutori istituzionali sono in piena fase di concertazione, dopo l’annuncio di un possibile aumento del Preu (il prelievo erariale unico) del 4% su slot e vlt. «Sarebbe un duro colpo al gioco legale» è la lamentosa invocazione sciorinata nelle decine di convegni prontamente organizzati dai lobbisti delle macchinette. Un mantra che sta dando i primi frutti: al Mef si starebbe studiando in questi giorni un’alternativa all’innalzamento dell’aliquota fiscale, che potrebbe essere sostituito da una maggiore previsione di gettito dalle slot irregolari (cioè quelle scollegate dalla rete dei Monopoli) e dai cosiddetti “totem”, terminali per il gioco online. Per ogni slot non collegata opererebbe una sanzione di 3.000 euro al giorno, una misura che “garantirebbe” quasi 150 milioni di euro, ai quali sarebbero da aggiungere almeno 300 milioni per le multe applicate ai totem.

Per non mancare di rispetto ad altri “irregolari”, i Ctd (i centri di raccolta scommesse sprovvisti di autorizzazione), sarebbe pronta una bella sanatoria: 10.000 euro per ogni agenzia “non conforme”, un recupero, opportunamente rateizzato, delle tasse evase negli anni precedenti (ovviamente, se no che “abusivi” sarebbero) e via di corsa, tutti allineati verso il 2016, quando scadranno le concessioni. Perché arrovellarsi il cervello oggi quando è possibile rimandare a domani. Tutto questo mentre l’altra faccia dell’azzardo – i casinò gestiti dai Comuni – dovrà fare i conti con le logiche della spending review che prevede la razionalizzazione delle società comunali partecipate, tra le quali rientrano appunto le quattro spa a capitale pubblico che gestiscono le case da gioco. Poveri neuroni!

Gianfranco Bonanno

«Più giochi, più perdi». Riparte la campagna contro il gioco d’azzardo

manifesto Mettiamoci in gioco

Prosegue la mobilitazione di “Mettiamoci in gioco”, il Manifesto per il contrasto al gioco d’azzardo patologico coordinato da don Armando Zappolini e a cui aderiscono istituzioni, organizzazioni di terzo settore, associazioni di consumatori, sindacati. La nuova campagna di comunicazione “Liberi dal gioco d’azzardo. Con l’azzardo ti giochi la vita” – presentata il 17 novembre a Roma – farà tappa domani, martedì 25, a Milano nella sede di Legautonomie, dove è previsto un incontro pubblico a cui parteciperanno sindaci e amministratori pubblici dei Comuni in prima linea contro questa emergenza sociale.

Una grande campagna di comunicazione nazionale che farà sentire la sua voce da «Udine a Palermo, decostruendo i messaggi illusori delle “vincite facili” e favorendo occasioni di incontro e di scambio con istituzioni, reti associative, sindacati, cittadini per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo».
Al rilancio del manifesto non è estranea la questione relativa al protocollo d’intesa firmato con Sistema Gioco Italia di Confindustria, «che ha dato luogo a incomprensioni e polemiche originate anche da una gestione di tale passaggio segnata da errori e ingenuità», come viene ammesso dall’entourage di don Zappolini.   

«Il Comitato promotore ribadisce, pertanto, che le posizioni espresse dalla Campagna non sono in alcun modo mutate in seguito all’interlocuzione avviata con Confindustria» e rimanda ai 14 punti di proposta contenuti nel proprio documento, che costituiscono il nocciolo della proposta di legge di iniziativa popolare – a cui anche l’Anit ha fornito un concreto contributo – presentata lo scorso aprile alla presidente della Camera, Laura Boldrini.

Gianfranco Bonanno

Casinò di Bagni di Lucca, una perla della giustizia italiana

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L’ennesimo paradosso della giustizia italiana ha il volto del più antico casinò d’Europa. Con una sentenza resa pubblica l’altro giorno, il Consiglio di Stato ha messo fine a un lungo contenzioso tra l’ex sindaco di Bagni di Lucca, Enzo Tintori (storico presidente dell’Anit), e l’amministrazione comunale, che ha interessato ben tre giurisdizioni: penale, contabile e amministrativa. Da quest’ultima, dopo 33 anni, arriva la sentenza con il riconoscimento del danno erariale in capo al Tintori. «Ma – alla fine – nessuno pagherà, secondo un canone ben collaudato in Italia: la sanzione, infatti, è prescritta. E, la prossima primavera, la Corte dei Conti ne prenderà atto nel giudizio per danno erariale», come puntualizza il Tirreno di ieri.

La vicenda prende le mosse l’11 settembre (potenza evocativa!) del 1981, quando un ardimentoso sindaco democristiano e la sua giunta decidono di riaprire l’antica casa da gioco della cittadina termale. Inaugurazione in pompa magna, con tanto di fascia tricolore, e invitati che si tuffano sui tavoli verdi puntando le storiche fiches del casinò voluto da Carlo Ludovico di Borbone nel 1837. Il tutto dura 22 minuti esatti, quando l’arrivo della polizia interrompe il lieto evento e gli amministratori locali vengono denunciati per organizzazione di gioco d’azzardo. Ventidue minuti tuttavia sufficienti a far circolare qualcosa come oltre cento milioni di lire (altri tempi!) sui tappeti della roulette.

Dopo lotte tra opposte fazioni politiche interessate a strumentalizzare la vicenda e conseguenti passaggi giudiziari, si arriva al giorno in cui al Comune viene notificato un provvedimento di messa in mora per 385mila euro. L’amministrazione, che in precedenza aveva indicato in Tintori e altri due assessori i responsabili del danno, decide comunque di versare un acconto di 171mila euro proponendo contemporaneamente appello alla giustizia tributaria. A inizio 2013 la Cassazione dichiara prescritta la sanzione, mentre Tintori e i due assessori, che si rivolsero al Tar per l’annullamento della delibera che li individuava come responsabili, ricevono cinque giorni fa dal Consiglio di Stato il verdetto di colpevolezza. Comunque prescritta.

Fine della questione? Nì. Perché, nel frattempo, la Corte dei Conti, ordinando la restituzione dei 171mila euro al Comune, ha in pratica fatto cadere anche i presupposti del danno erariale. Allora la sentenza del Consiglio di Stato cosa prescrive?

Gianfranco Bonanno